giovedì 2 luglio 2015

Primo di Luglio.

Sole, caldo già il mattino nonostante una leggera brezza muova percettibilmente le foglie e doni un poco di vita alla campagna ancora addormentata sotto alla rugiada. Sono sveglio già da alcuni minuti e benchè sia il primo di Luglio, il primo giorno che considero realmente come l'inizio dell'estate, di alzarmi non me ho proprio voglia.
Cosa farò oggi? La scuola è finita da un pezzo, il libro delle vacanze è lì che mi guarda e trepida in attesa del Settembre... Cosa farò in questi due lunghi mesi di Sole e di libertà? La mente vola già ai miei Monti e a tutto quanto gira intorno a loro, agli amici lontani che fra qualche giorno incontrerò, alle partite di calcio, ai giochi della sera, al poter fare tardi, a quel poco di trasgressione che solo le vacanze estive possono permettere... Guardo il soffitto, un ragnetto se ne sta immobile in un angolo e si gode le vacanze in attesa di qualche mosca sbadata... Mi coglie un brivido... Ricordo di una lontana vacanza in famiglia, al mare, mio padre alla guida della 131 stracarica che arrancava in autostrada, code di auto che scendevano in Riviera con gente allegra e bimbi che salutavano i camion e le altre auto sorpassate. Mi ricordo, fermi in colonna sui Giovi, di un vecchio e fumoso Fiat 691 con rimorchio, enorme, trasportava putrelle di acciaio, diretto come noi verso Genova. Me ne ricordo l'autista, un omone barbuto a torso nudo, una specie di Mangiafuoco. Lo guardavo senza il coraggio di salutarlo, mi guardò anche lui, mi sorrise e fece un cenno con la mano che teneva fuori dal finestrino, un gran colpo di clacson dalle trombe montate sopra la cabina e la coda, per magia ripartì... Gongolavo per il gran privilegio e mi ripromisi solennemente di fare, da grande, “l'autista del camion che porta le putrelle”...
“Tratto Appenninico, moderare la velocità” (ancora oggi sull'autostrada Dei Fiori guardo il cartello e sorrido...) Genova, il mare e i profumi della Liguria erano lì ad un passo... Tutto sfumava però, il rumore cupo e possente del camion svaniva, così come i colori delle altre mille auto e delle luci delle gallerie... mi sto addormentando cullato dalla brezza e dal cinguettìo dei passeri...
Ma è il primo Luglio, potrò ben godermi un giorno di tranquillità, calare un po' il ritmo e finalmente “prenderla bassa”?
Oh, come sarei contento se mi potessi buttare sul letto a farmi solleticare dal vento del mattino... e ricordare tanti momenti felici, senza pensieri né patemi... Sono invece qui, con i problemi e le preoccupazioni quotidiane, con conti da far tornare e lavoro che incombe con scadenze sempre più vicine... Come vorrei essere su quell'autostrada nel traffico di un giorno da “bollino rosso” ma con il Mare lì ad un passo... Chiudo questi due pensieri, mi aspettano in cantiere, poi dovrò prendere alcune misure su una strada provinciale per la stesura dell'asfalto, poi andrò a Pavia, per qualche commissione, nel giorno che sarà infuocato. Il vento cederà al passo al Solleone, i passeri taceranno lasciando la parola alle cicale e mi troverò ancora una volta di corsa, per raggiungere chi o cosa non so ancora... anche se è il Primo di Luglio, il primo giorno che considero realmente come l'inizio dell'estate.
Lele.

martedì 25 novembre 2014

Un mese a Natale

Si, mancano trenta giorni a Natale, ieri era Pasqua, qualche ora fa si partiva per le ferie, qualche minuto fa ne siano tornati... corre il tempo, corre davvero forte che quasi si vorrebbe fermarlo. Bello sarebbe accoccolarsi tranquilli a pensare e fare un'analisi dell' accaduto... Tutto però vortica, tutto si confonde e Natale è lì, a un tiro di schioppo...
Com'erano le attese del Natale, quanta trepidazione, che voglia di vedere qualche luminaria, qualche Albero addobbato, magari un po' in anticipo, uno sguardo verso il cielo plumbeo, quasi a voler scorgere qualche fiocco, la frenetica corsa verso il termometro fuori che inesorabilmente segnava 10 gradi... Oh, ma il Natale si avvicinava e l'attesa si faceva frenetica, qualche vestito nuovo, le scarpe nuove, il rispolvero della scatola delle statuette del Presepio, rispolvero della scatola, non dei personaggi: quello avveniva dopo l'Immacolata, tassativamente, la prova della fila di lucine, immancabilmente non funzionante e sapientemente aggiustata dalla calma di mio padre che ne provava le lampadine una ad una, riuscendo, con mia grande meraviglia a riciclare, ancora una volta il tutto... Poi c'erano le prove della Corale Parrocchiale, andavo volentieri, molto. Dapprima come voce bianca, avevo meno di dieci anni, poi via via fin nel coro degli uomini dove stante la perfetta intonazione e la conoscenza della musica ho preso il mio posto fisso nei bassi... Andavo senza obbligo, mi piaceva e mi piacerebbe proprio... Che musiche! Mi bastava sentire l'inizio del “Puer Natus” o del “Gloria” del Vittadini, in latino, IN LATINO!!! Perdio! Quel bel latino fluente delle preghiere e dei canti, per provare un brivido di piacere lungo la schiena, era sufficiente il silenzio fra una strofa e l'altra di Jesus Bleibet Meine Freude di Bach, cantato in tedesco, a quattro voci, per capire cosa fosse la musica, quale meraviglia il cantare sottovoce, modulare il suono, il rendere carica la melodia con un “forte” comunque garbato e non urlato... Ricordi, ricordi feroci che mi fanno commuovere ogni volta che sento un Adeste fideles cantato come dico io che mi impediscono di parlare quando risento nella mente il suono delle nostre Campane, con la “C” maiuscola davvero, dei concerti solenni “cun i Campan in pè”, le corde gelide che tagliavano le dita, con Sandro che dirigeva e che bacchettava con un cenno del capo se qualcuno si distraeva e sbagliava l'attimo in cui “mollare” la corda... con il nostro Don Fabio che non ti risparmiava uno scappellotto di approvazione se facevamo bene... Era una festa davvero, anche la preparazione, anche l'attesa.. ed era questo il Natale per me... Ho provato a cantare una messa di Natale con accompagnamenti di chitarre, canti recenti, belli fin che vuoi ma ottimi per un falò sulla spiaggia, intercalati da “le bionde trecce gli occhi azzurri e poi” di Battisti, cantata a squarciagola alla Luna in preda al vino, non in attesa della nascita del “Bambin”... Non so, sarò pure un retrogrado e conservatore ma vedere bimbi obbligati ad imparare per settimane recite da rappresentare poi sull'altare durante la S.Messa di Natale, solo per il gusto dei genitori, che reputo personalmente perverso... mah, per me ha poco a che fare con il giorno che dovrebbe essere il più bello dell'anno.
Oggi aspetto il Natale così: guardo i miei figli fare e rifare la letterina a Babbo Natale... ho provato a dir loro che da noi passa Gesù Bambino... ma il Panzone rosso con le sue fetentissime renne ha maggior influenza, sarà perchè probabilmente lo si vede più lui in tv che il Berlusca durante la campagna del '94 o perchè 'sta magia del villaggio finlandese e degli gnomi che confezionano regali per i bimbi buoni ha surclassato la scassatissima e fredda stalla di Betlemme; metto un bel cd di canti natalizi (anni fa si diceva “metto un disco”, un bel 33 giri della RCA, nero e lucido... ahhh) e ne canticchio "sotto" la voce dei bassi, mi carico la pipa che poi non fumo e mi siedo davanti al camino acceso, uno sguardo fuori e uno allo smartphone, alla mia Stazione Meteo online che inesorabilmente segna 10 gradi o qualcosa in più...
Natale arriva, è lì, a un tiro di schioppo. Et nos ovanti gradu festinemus.
Lele

domenica 26 ottobre 2014

Monte Penice.

Sabato mattina, quasi alla fine di ottobre, fresco. Oggi giornata di ciclismo, data l'ora, credo in solitaria. Non sono ancora le otto e sono già in direzione collina, con l'auto e la bici caricata: quando sono da solo, fare venticinque chilometri di pianura per raggiungere l'Oltrepò e altrettanti per rientrare dopo la pedalata, in bicicletta sono mortificanti, lunghissimi e faticosissimi.
Parcheggio al solito posto, scarico la bici e mi accorgo che fa freddo sul serio, l'auto segna sette gradi e un venticello da nord me li fa apprezzare tutti... sono abbigliato comunque bene benchè abbia le gambe nude... basta un po' d'olio e il freddo diventa un ricordo... Scorre la strada sotto le Michelin nuove e scorre il Torrente Versa lì alla mia sinistra con ritmo uguale e monotono... S.Maria della Versa dopo solo dieci chilometri ho una tappa obbligata al bar per un caffè, super caldo e super buono, controllo la bici e “Ma non ha freddo?” mi volto, un anziana ed elegante signora mi sorride “Oh, no!, basta muoversi!”... “ai miei tempi, dalla metà di settembre si usciva con la lana ma faceva freddo”... scambio quattro chiacchiere, la signora mi racconta di aver praticato ciclismo a livello amatoriale e da come mi racconta e spiega come fossero le bici, i cambi, gli pneumatici stessi, mi accorgo di stare a parlare con “una tosta” e non faccio fatica ad immaginarla in salita mentre “bastona” e sorpassa parecchi “atletici” maschietti come me...
Riparto, la strada è lunga, il Monte Penice mi aspetta e, appena dopo Crocetta mi appare confuso nella foschia del mattino... “Ciao Penice, arrivo” e uno schiaffo di vento, questa volta da Sud, dal Monte, appunto, mi risponde e mi sorride...
Pometo, “duecento anime e due panifici” cita un articolo di giornale appeso ad un muro... il mio panificio solito è lì, entro e ordino due panini con la coppa... non resisto, ne addento uno immediatamente e fra lo scricchiolìo sublime del pane ancora tiepido unito al magistrale sapore di una Coppa “fatta sù” magnificamente riprendo a pedalare verso il Passo del Carmine... mi bevo la salita, voltandomi noto in lontananza un collega che arranca e che mi mira come fosse un cacciatore... mi punto sui pedali e raggiungo la discesa verso Casa Marchese e la conseguente salita per il Monte... Pedalo, passo Zavattarello, raggiungo Romagnese, Panigà, Canedo... spingo un rapporto da “animale”, un 50-23, in scioltezza e senza fatica, il cuore è tranquillamente sotto soglia, respiro come stessi passeggiando, le gambe vanno come i bilanceri di un cronometro, precise e regolari...
Poco sotto Casa Matti mi passa un collega, ci salutiamo, lui sparisce dalla mia vista in poco... va forte, davvero... un passo per me neppure da sognare...
Casa Matti, incontro un Mountain-Biker, mi fermo a dissetarmi e scambio quattro chiacchiere, una persona molto educata di Bobbio, simpatica e loquace quanto serve... Ci salutiamo e riprendo l'ultima salita per il “pianoro” del Passo del Penice... Tornante, Tornante, Tornante ed eccomi ai Tre Passi... un paio di chilometri di piano ed eccomi davanti allo “Scarpone”... Qua serve un rifocillo serio, sorbisco con calma un altro caffè, mi mangio uno schifosissimo gel alla banana, acquisto un “Mars”... quanti anni che non mangiavo un Mars... e mi metto sotto alla pergola, a rifiatare un poco, guardato con sufficienza da due ciclisti hi-tech, biciclette nuovissime, cambio elettronico, leggeri, e sicuri, sorrisetto... Mah!. Inforco la “Fondriest”, la Vetta mi attende, sono poco più di tre chilometri con circa 320 metri di dislivello, senza possibilità di rifiatare, abbastanza impegnativa... la prendo con calma, un agile rapporto 34-23, salgo a 12-13, girato un tornante vedo i “fighetti” che mi tengono dietro, ad una cinquantina di metri, “ma sì, mi passeranno...” mi metto in piedi sui pedali e spingo... sto bene e posso forzare... spengo il cervello e non guardo neppure la strada, asfaltata fresca fresca cui l'unica insidia è questa ferocissima salita... Sede della Rai: un signore mi saluta, rispondo con un grugnito e pedalo, pedalo nella pineta fra tronchi di pini neri e qualche traliccio arrugginito e abbandonato... Manca poco, circa cento metri di dislivello, settecento metri di strada, il pezzo più duro... sto bene, controllo tutte le informazioni che il Garmin mi può dare.... Tornante, rettifilo... “rifiata, Lele, rifiata”... impossibile, non ho tregua, su un rapporto, 34-25... la strada si impenna, mancano pochi metri “dai Lele!!!” grido e su in piedi, dai, dai curvetta, parcheggio, proseguo verso il Santuario, lì, a trenta metri, “daiiii!!!!” mi dico ancora... con un pregevole gesto atletico salto la catena (in realtà poggiata a terra!) che impedisce l'ingresso alle auto ed ecco il Santuario... mi fermo, appoggio la bici ad un pilastro e rifiato, ora davvero.
Scatto qualche foto rituale, uno sguardo ai miei Monti Avetani, avvolti da una insistente foschìa, quattro chiacchiere con un motociclista sudato e riprendo senza pensieri e cautamente la discesa... Fatti cinquecento metri passo a fianco ai due “Fighetti”, rossi in viso, rapportati da Mountain bike e “forsennatamente pedalanti”, saluto, non rispondono, sorrido e mi riconcentro sulla discesa, il Passo è lì, Stradella è lontana ... Strada facendo mi concedo un'altra salita, i diciannove tornanti del “Piccolo Stelvio” che faccio senza neppure sudare una goccia, in scioltezza direi disarmante e a cuor leggero... la discesa verso Santa Maria della Versa e il falso piano per Stradella... un'altra salitina (per far si che il Garmin arrivi a 2000m di dislivello effettivi) e la mia auto è lì, sonnecchiosa che mi aspetta... Uno sguardo verso Sud... il Penice è nel Sole, immoto e azzurro... “oggi ero là” mi dico stanco e soddisfatto e la Bravo sta già macinando i chilometri verso Torre.
Lele.

 

domenica 14 settembre 2014

14 settembre 2014,
 in un' ora non definita del pomeriggio...

In un giorno ormai grigio dove il Sole ha ceduto il passo alle nuvole, l'estate all'autunno, l'essere ai ricordi... le nude pietre mi salutano e lì rimarranno, immote ad aspettarmi... ritornerà la luce, ritorneranno i sorrisi... ritornerò.


lunedì 8 settembre 2014

Cronaca della Gran Fondo “Scott” di Piacenza

Mattino fresco, sono le 6.00, mi sto preparando per partire... controllo tutto nei minimi particolari, c'è tutto, sono pronto e carico, voglio fare una bella gara, secondo le mie possibilità, ma voglio impegnarmi... Ritiro pacco gara... mancano gadgets che altri hanno, vabbè, poca importanza...Non faccio in tempo a dare peso alla cosa e siamo già in griglia ad attendere la partenza... Via! Il ritmo, come temevo, è sostenuto... sulla tangenziale di Piacenza vedo di sfuggita, durante l'inseguimento ai miei compagni i 58 km/h (!) si, c'è una piccola discesa e il 50/12 è davvero troppo corto... passiamo Besurica, Settima... gente a bordo strada che che batte le mani... per me c'è solo la strada e non perdere la ruota di quello davanti, per me c'è solo la lotta (impari!) con il Moloch della strada che, non appena ti distrai un attimo mette davanti una salitella o un cavalcavia per farti perdere il ritmo... su un rapporto... piccola buca oh cazz! Mi è caduta la catena! Armeggio con le leve e mi sposto a bordo strada, la catena non sale, non sale! Mi devo fermare... sistemo il tutto, riparto trafelato, mi avranno passato trecento corridori e, soprattutto, il mio gruppo è uno sbiadito puntino arancione all' orizzonte... mi passano Giuseppe, Maurizio e Mauro, fermatisi poco prima per un guasto (riparato) alla gloriosa Legnano di Giuseppe... prime salite, non difficili, messe lì giusto giusto per allungare il gruppo... la trasmissione non ne vuole sapere di funzionare, quando uso la 34 la catena salta e mi impedisce di spingere sui pedali... va da sé che non posso andare su con il 50/27 (!!!!), mi sembra un paradosso della tecnica ciclistica... Mi accontento e piano piano arrivo alla prima vetta... Mi butto in discesa, tocco senza problemi e senza scompormi i 70 km/h, sorpasso almeno cento corridori che precedentemente mi avevano passato... siamo a Rivergaro, la strada è in pianura, leggera salita forse... mi metto alla testa di un gruppo a 40 all'ora, un paio di chilometri, il ponte sulla Trebbia e il “su e giù” per Travo... qui mi trovo a pedalare scomodo, non so cosa sia capitato, ho un dolore lancinante all'inguine... non posso fermarmi, aspetto il ristoro, lì, 4 o 5 chilometri... non ce la faccio più, ecco Travo... Mi fermo, controllo... la sella! Maledetta! Si è allentato (non so come sia successo, l'ho capito dopo!) il bullone ed è scivolata tutta indietro, provocando una pedalata scomposta... Sistemo il tutto, sono incazzato nero, mi alzo sui pedali, passo il ristoro senza fermarmi... mamma mia che asfalto infame... eppure sembra bello liscio... ho forato! Ora piango, lo so, sono troppo sensibile... piango... Mi sorpassano altri cinquanta corridori e fra loro Massimo e Francesca che si premurano di chiedermi cosa stia succedendo... “Mi ritiro!” dico loro, “Torno indietro”. Smonto la ruota, cambio la camera d'aria ma... non ne vuole sapere di gonfiarsi... riprovo e i corridori passano, il tempo passa, un campanile batte le ore... si ferma un auto dell'assistenza... Mosso a pietà l'addetto prova a gonfiarmi la ruota... la valvola è rotta... su allora la camera d'aria forata... me la gonfia con una bomboletta di schiuma tappa fori... Funziona. Non funziona la trasmissione e mi cucco la Pietra e la Caldarola con la corona da 50... i corridori mi sorpassano, tanti, tantissimi... appena sotto ad una frazione, un bell'imbusto, furbo come una volpe mi “consiglia” canzonando un poco di usare la corona da 34... non faccio in tempo a sradicare un cartello stradale per pestargliero sulla schiena che un canadese sbanfante come una locomotiva a vapore mi urta da dietro e cade... “I'm sorry, sorry” (sono dispiaciuto, scusa) mi dice... “Sorry un par di balle... ma sa set, intardet?”(scusa un accidente, sei per caso mentalmente infermo?) mi guarda e non capisce ma sgrana gli occhi vedendo che mi avvicino... gli sorrido e lo aiuto a rialzarsi, una pacca sulla spalla, un'occhiata al rapporto da me spinto e: “You are a very strong man!” (sei davvero un uomo forte) “lasa perd, che incò l'è no giurnà par schersà” (per cortesia non girare il coltello nella piaga). Riparto, la Caldarola è lì, scanso il tappetino prendi-tempi, raggiungo il passo e ora giù in discesa... ora i rapporti vanno bene, scendo però cauto, una breve sosta a Montecanino al ristoro (ho finito acqua) e giù verso la pianura... Sfreccio sul falso piano in solitaria a oltre 50km/h, Agazzano, passo rotonde con traiettorie pennellate e perfette, un carabiniere addetto al servizio di sicurezza mi batte le mani, tre ragazze incitano urlando come se le stessero scannando: “dai, daiiiii, forza!!” Sorpasso gruppetti... il cervello è spento, le gambe vanno come i pistoni di una Ducati lanciata a 200 all' ora, le ruote cantano sull'asfalto... da qualche chilometro ho un ciclista incollato dietro, me ne accorgo perchè continua ad armeggiare con i rapporti... mi allargo per chiedere il cambio, questo non si scolla... gli faccio cenno con la mano, nulla... ah sì? Appena fuori Gazzola incontriamo una salitella e un “su e giù”... per far si che la lezione sia completa “butto giù un rapporto” mi metto in piedi sui pedali e scatto in salita... l'inseguitore diventa in breve un ricordo che si confonde nelle turbolenze dell'asfalto caldo... La stanchezza si fa avanti però.. raggiungo un gruppo e mi accodo... la velocità di crociera è circa 40 ma non si disdegnano puntatine a 45/47... pianura, il treno va, va veramente forte... se dovessi perdere la ruota di quello davanti sarebbe finita... mi butto fuori, passo tutti e mi metto a “tirare” il gruppo... mantenendo la velocità, ma evitando gli allunghi... Piacenza km 6... e l'asfalto corre, il gruppo si allunga, si formano buchi e gruppetti separati...Arriviamo in tangenziale, una bella discesa, tiro un po' seguito da altri tre, il gruppo grosso si è oramai sgranato da tempo, con premura ci diamo il cambio ogni chilometro esatto, non c'è bisogno né di dirlo né di allargarsi per lasciare strada... Ultimo chilometro, procediamo sostenuti, senza scattare, passiamo il traguardo all'unisono... “Grazie”, “Ciao”, “Ci vediamo”... e mi dirigo verso l'auto... faccio in tempo ad accorgermi di avere perso anche il buono per il pasto (i colleghi del Team si sono premurati immediatamente di dividere il loro, grandi) e già la strada scorre di nuovo, questa volta sotto le ruote della Fiat Bravo, in direzione casa.


Lele

domenica 31 agosto 2014

Quotidianità falsa e bigotta.
I miei genitori hanno sempre insegnato a mio fratello e me a vivere secondo il giusto tenore di vita, a risparmiare senza farsi mancare nulla, a privarsi del superfluo, ad acquistare l'indispensabile, ma sì, a togliersi pure qualche sfizio, sempre con sale in zucca, sempre valutando. Di cambiare l'auto se necessario e di acquistarne una adatta alle esigenze, cercando l'occasione che concigli confort, economia di esercizio, prestazioni e consumi adeguati alle proprie necessità o possibilità...
Ci hanno insegnato a fare acquisti, ad andare in ferie, a spendere soldi sempre e comunque “senza fare debiti” ed hanno preferito magari “mettere via qualcosa” per le case per i figli piuttosto che per un viaggio in capo al mondo...
Ho sempre seguito, nel limite del possibile, i loro consigli, sicuramente non ho mai fatto debiti e mai cercherò di farne... il mio lavoro ha alti e bassi e pur mancando nulla a volte il risparmio su qualche spesa mi ha permesso di non andare sottozero e di vivere senza l'incubo di "rimanere “al verde”.
Oggi è diverso... si parla di crisi e un mio conoscente disoccupato continua imperterrito a pagare le rate di una costosa Bmw , a fumare due pacchetti di Marlboro al giorno, a scialacquare centinaia di euro al bar e al video poker, a maledire il lavoro che non c'è e a fare nulla per pagare le rate dell'affitto non pagate... Facile, troppo facile dare la colpa alla crisi...
Qualche giorno fa l'incontrai... mi disse che stava andando dal commercialista per cercare un escamotage contro lo sfratto imminente “ devo pagare solo cinquemila euro e mi buttano fuori casa...”... “scusa, vendi l'auto, qualcosa ti danno, saldi le (dieci) mensilità dell'affitto, saldi le poche rate dell'auto che ti mancano, ti compri una Punto usata e riparti senza debiti, poi smetti di fumare e di giocare alle macchinette risparmi anche qualche cento euro ogni mese... poi, qualche mezza giornata a tagliare l'erba o a sistemare qualche orto in attesa di un lavoro e... “ Io? Oh ma sei scemo? Io mi sporco le mani con il letame in un orto? O a tagliare l'erba in mezzo alle zanzare? Piuttosto muoio di fame... Tu sei abituato ad andare in giro con utilitarie, poi, sei fortunato che i tuoi ti hanno lasciato la casa... cosa vuoi saperne tu! “Vabbè, qualche consiglio te l'ho dato ma se mi permetti il più spassionato è questo: Vaffanculo, vaffanculo sul serio. In Bmw, ovviamente.

martedì 17 giugno 2014

Not for sale (non in vendita).

Quanto vale la vita di un essere umano? Non so. Non so quantificarne il valore, quanto possa “costare” una vita... Non mi rendo ben conto, è una merce che non tratto, che reputo fuori dal mio mercato, che non commercio, che per me non è barattabile... Per me, ho scritto, per me... Per altri ha un valore, ha un peso e, stante l'ultimo agghiacciante fatto di cronaca, ha un valore molto basso, forse pari allo zero. Forse meno ancora, forse negativo, come fosse una zavorra che impedisce di tornare a galla o di volare in alto nell'azzurro del cielo... Ripenso e non mi riesce di fugare quel pensiero ai due bimbi, di cinque e neanche due anni, uccisi con una coltellata alla gola dal proprio padre, qui, a una manciata di chilometri dalle nostre sonnolente e ronzanti risaie... Ripenso alla loro madre che nell' ultimo respiro ha fissato l'efferatezza del marito assassino e ha chiesto perchè... Un perchè che ha messo sulla bilancia da una parte il prezzo della vita propria e dei due pargoli e dall'altra il desiderio di “cambiare”, di qualcosa di diverso... In mezzo, a fare da ago, un traballante e stupido alibi, una trionfale partita di calcio della nostra Nazionale, con l'esultanza ai goals magistrali dei due ragazzi azzurri, come se niente fosse, come se il sangue versato fosse assorbito e celato dal rosso dei nostri sventolanti Tricolori allo Stadio... Si, l'assassino voleva cambiare vita, ha trovato una vita con maggior valore e ha cercato (anche se il risultato raggiunto non era quello sperato, e c'è riuscito) di sbarazzarsi della vita precedente... Voleva cambiare... Non riesco a scacciare dalla mente il titolo de “La Provincia Pavese” … voleva cambiare, così come si potrebbero cambiare le lenzuola ad un letto o un paio di scarpe oramai senza suola... La vita dei propri figli e della propria moglie ha pesato poco, poco davvero... l'esistenza di tre persone nulla ha potuto contro la prospettiva profilatasi, di improvvisa libertà, di assenza di sensi di colpa...
I sensi di colpa, ah! I bambini dormivano, colti a tradimento due volte, una volta nel corpo e una nell'ingenuità...I bambini dormivano, era quasi mezzanotte, e quando i bambini dormono non vedono, non sentono...
Riccardo stà giocando con i suoi treni, Viola guarda i Little Pony o qualcosa del genere alla Tv, li fisso... Elisabetta traffica in cucina con le sue lane e i suoi filati... Chiamo i bimbi, Viola mi guarda e sorride, Riccardo si alza e viene verso di me, ignaro dei miei pensieri... mi sorride, si alza la maglietta e mi chiede un grattino alla schiena... Neanche a pensarci riuscirei a fare del male o solo a materializzare qualcosa di negativo nei suoi confronti... è arrivata anche Viola, mi appoggia una guancia sulla gamba, le accarezzo la testolina bionda, i boccoli mi scorrono fra le dita... Elisabetta mi sorride, la gattina si stiracchia su un cuscino... Questa è la vita e la vivo tutti i giorni, con tutto quello che contiene, con le gioie, con purtroppo i dolori, con qualche “cazziatone” fatto o ricevuto, con qualche arrabbiatura, con una dolcissima, ambita e successiva “pace”, con pensieri, si, quelli ci sono sempre ma vivo, viviamo... La vita è una merce che non tratto, che reputo fuori dal mio mercato, che non commercio, che per me non è barattabile...

Lele

venerdì 20 dicembre 2013

E' Natale per tutti...

Pedalo già da un'ora e mezza... non volevo uscire, fa freddo e la nebbia mi rende fradicio anche se le goccioline sembra si solidifichino all' istante... pedalo, arranco in salita, non è il Mortirolo ma per le mie condizioni fisiche, per il freddo, per quel “qualche chilo in più” è dura... su un rapporto, vedo la vetta, un timido sole fa capolino dalla nebbia ormai leggera e all'istante rende tutto più caldo... Ho sete, sete però di qualcosa di caldo... nella borraccia l'acqua sarà ghiacciata, mi si rompono i denti solo al pensarci... pedalo, ora meno affannosamente... la vetta. Giù in discesa per un centinaio di metri ed eccomi in un paesino oltrepadano, sembra tutto addormentato... le viti nude, qualche caco rosseggia su una pianta, un cane mi si avvicina circospetto... un bar con le vetrine appannate...
Smonto dalla Fondriest e faccio per sgranchirmi le gambe, qualcuno mi osserva... Noncurante sfilo il portafogli dalla tasca e mi avvio per un buon tè caldo... “Freddo?” mi apostrofa un tipo scalcinato seduto davanti ad bar “mah, a stare fermi si, pedalando però quasi si suda”... gli sorrido ed entro... Una ragazza amorfa si presenta e con lo sguardo mi interroga... “Un tè per cortesia e una bottiglietta di acqua frizzante a temperatura ambiente”... Mi sorbisco la fumante bevanda con calma, mi scaldo le mani, mi scaldo dentro, mi si scalda lo spirito... Il tizio con cui avevo scambiato qualche parola si è alzato e mi guarda dalla vetrina... “Cosa fa, mi aspetta?, Boh”... Pago, saluto, esco... Lo guardo, è veramente conciato male, ha una giacca di un paio di taglie in più, in compenso i pantaloni arrivano a metà polpaccio, per non parlare delle scarpe, improbabili, tenute insieme da qualche filo di spago variopinto... Si avvicina... “oh, avrei proprio voglia di bere qualcosa” mi apostrofa... lo guardo ancora e poso nuovamente la bici al muro... brandisco il portafogli, ne vorrei cavare qualche moneta ma mi scappa in mano un dieci euro... “ma sì”, mi dico” l'è Nadat anca par Lù”... “toh, bevi un caffè e a mezzogiorno mangiati un panino”... accetta subito, mi sorride, prende il dieci euro e va nel bar... Mi infilo i guanti, il passamontagna, sento la porta che si apre di nuovo e il tizio che ne esce con un bicchierone colmo di vino bianco... “eh no” gli faccio “se ti bevi dieci euro in due minuti, i buoni propositi dove vanno a finire? “No No, capo, questo è per te, il mio vado a prenderlo adesso...” Resto attonito, mi gira quasi la testa, non so a cosa pensare e mi ritrovo con una caraffa di bianco in mano, il resto dei soldi nell' altra (nel frattempo il tizio mi ha infilato in mano un cinque e qualche moneta) e un barbone che mi ha offerto da bere e mi sorride compiaciuto... Non so davvero cosa dire, farfuglio qualcosa e penso a come farò a bermi quel vino che già mi viene la nausea... “Lo ringrazio, “caccio giù” tutto in un fiato, lui fa lo stesso, lo sguardo gli brilla “Non mi piace mai bere da solo” e con due passi si riporta alla sua sedia ormai gelata...
Pedalo, con meno vigore ho la mente ingombra di pensieri confusi, non riesco a trovare una logica a quello che è accaduto eppure mi è rimasto qualcosa di buono, che non provavo da tanto tempo... qualcosa che mi ha fatto assaporare (oltre ad un improbabile vino alla spina!!!) una remota fragranza di genuinità.
Buon Natale a tutti Voi
Lele

lunedì 14 ottobre 2013

Il Pianista

Silenzio, un silenzio diligente, interessato, vigile a cogliere la prima nota, il Teatro è pieno, persone stivate con gli sguardi fissi verso la luce bianca del palcoscenico. Buio e qualche riflesso dal loggione impaziente, silenzioso, accorto... 
Il silenzio di sente ancora di più e come l'inizio della pioggia iniziano a fluire note e arpeggi. I martelletti sobbalzano ai comandi del Pianista e su, e su, la musica prende vita, dapprima timida poi salendo sempre più colorita e sicura... si adagia su bianche  e molli nubi di pianissimo per evolversi in ritmati allegretti e poi verso temporali di forte e poi giù ancora a rendere ovatta una dolce melodia... Gli occhi sono catturati, le espressioni annullate, ipnotizzate davanti alla maestria delle  mani che domano e comandano l'avorio dei tasti...  Le note escono quasi impalpabili e le dita così veloci quasi a non toccare la tastiera si allungano a sfiorare i diesis e  rendono magico l'inchistro dello spartito. Tutto è oramai incantesino, passione, tutto tùrbina verso note mai sentite, verso un insieme di suoni sublimi che salgono al cielo e toccano le stelle lassù nella volta trapunta... E su, su ancora, il suono percorre il Mondo e l'Universo e per tutti esiste solo quel pianoforte, quel pianista, quelle mani prodigiose che rendono onore alla Musica e  all'Arte... Il tempo e lo spazio si sono deformati e non hanno più senso di essere nei confronti del suono che avvolge e che penetra nelle vite di ognuno...
Il pezzo è alla fine... l'ultima nota ha vibrato sugli affreschi del soffitto è passata timida fra i palchi, sul loggione è uscita nel foyer ed ha raggiunto le altre nel firmamento... E' di nuovo silenzio, un silenzio che precede gli applausi e le ovazioni, il silenzio che dura una frazione di secondo ma che tutti rispettano, il silenzio che permette alla musica un'uscita esclusiva senza essere intaccata da ciò che non è più puro e semplice come le note degli spartiti.
Applausi, una salva di applausi e di persone che si alzano e chiedono non troppo timidamente il bis, applausi che non perdono forza ed esplodono quando il pianista si alza e si inchina con un sorriso... Non è più tempo per il bis ma a tutti resta il cuore pieno e la mente occupata da quanto ascoltato, impossibile pensare a qualcosa di diverso...
Quel pianista quella sera di tanti anni fa mi donò un'emozione unica, antica e genuina... Ho assaporato un momento di struggente bellezza, mi sono inebriato di suoni che mi hanno fatto trasalire come se avessi intaccato misteri inviolabili. Quel pianista era mio fratello.
Lele

giovedì 5 settembre 2013

Gratitudine

Sera tardi. Giornata lunga, faticosa, calda... ripenso alla passeggiata del pomeriggio, penso a ritroso alla terribile salita di Oropa fatta in bici alla mattina, al sudore, all'asfalto che corre sotto ai battistrada... La Betta dorme al mio fianco, colgo un'espressione serena dal raggio di Luna che le rischiara il viso... sento automobili in transito e poi una moto di grossa cilindrata che accelera in salita. Silenzio. Guardo il soffitto e mi sto per addormentare... Riccardo si muove nel lettino, sento le molle del materasso che cigolano... Silenzio....Stridìo di gomme a un centinaio di metri da casa, sulla provinciale e un tonfo sordo molto forte... prima di realizzare sono già ai piedi del letto che mi infilo pantaloni e scarponi... "Cosa c'è?" chiede la Eli assonnata "Un incidente qui davanti, dormi" rispondo lapidario.
Volo giù dalle scale e in breve mi porto sul luogo del sinistro. Un coppia giovane, non sono feriti, o almeno non lo sembrano, lei piange, lui bestemmia... bestemmia duro, la ragazza piange e singhiozza... mi avvicino le chiedo come sta e cerco di sostenerla un minimo... "cazzo non ho visto il tornante"... "la macchina è da buttare, guarda anche gli air-bag..." Mi butto in mezzo alla strada e mi sbraccio verso dei fari che salgono decisi e noncuranti... rallentano, rallentano e mi sfilano a fianco prudenti... incrocio lo sguardo del guidatore e lo rassicuro con un cenno del capo.
L'auto sfasciata è nel mezzo del tornante, un paio di improvvisati volontari si stanno prodigando per portarla verso il ciglio... "dai, facciamola saltellare" dico... non sanno come si fa e poi "dai, tutti insieme" "uno, due, tre, via!, "uno, due, tre, via! e l'auto, con rumore di lamiera e puzzo di liquidi del motore è buona buona sulla banchina... Invito i ragazzi per un caffè... "abito qui a cento metri"... declinano l'invito... ma non possono fare a meno del mio telefono, l'unico "che prende" fra la cerchia di monti, lì, nella gola fra le rocce... Genitori, carro attrezzi, un amico, poi ancora i genitori di lei, poi il carro attrezzi, poi... Noncurante lascio il cellulare in mano al ragazzo, che se ne serva, sicuramente ne ha più bisogno di me... torno all'auto distrutta, aiuto a scaricare qualche cassetta di frutta,una borsa... sono tutto soprco di un liquido appiccicoso e maleodorante, forse proveniente dall'impianto di condizionamento... scivolo sull'olio fuoriuscito... e da lì qualche parola di conforto alla ragazza che singhiozza ancora...
Puntano i fari di un'altra auto che rallenta, si ferma, indugia, si ferma... ne escono un uomo e una donna di mezza età, visibilmente preoccupati: i genitori del ragazzo ... si tranquillizzano al vederli in piedi e incolumi... arriva il carro attrezzi, è passata la mezzanotte da un pezzo e, avviandomi verso casa saluto i malcapitati... saluto i malcapitati... saluti i malcapitati... Non una risposta, non un grazie... "ohi" penso, "non mi avranno sentito?"... mi avvicino, mi vedono... se la ridono, colgo l'ennesima bestemmia intercalare nel discorso fra padre e figlio, saluto e mi avvio verso casa... "Ah, almeno un grazie..." mi dico salendo le scale "Ah, bella educazione...", "ah" e mi metto sotto alle coperte... Non mi va giù, va bene l'incidente, va bene tutto, ma almeno un grazie... Niente invece... Beh, ben gli sta e la prossima volta... La prossima volta, caro Lele, farai quello che hai fatto... sempre pronto per gli altri, a farsi in quattro, a prodigarsi per il prossimo... sei fatto così, non cambierai mai... Va bè, buonanotte mondo.
Lele

martedì 23 luglio 2013

La Sera (2)

... brezza dal bosco, fresco, piacevole atmosfera, cammino sui sassi dei vicoli, silenzio... Rumore di piatti dalle case, suoni famigliari, voci che si susseguono, qualcuno guarda un telegiornale... Passeggio e mi accendo un mezzo toscano che ho trovato in tasca... Sfioro i muri, il passo leggero calca ciuffi d'erba cresciuti fra le ciappe della strada...Mi sento invisibile ed impalpabile come uno spettro, come un raggio di luce nei raggi del Sole e continuo a camminare... Non so dove arriverò ma voglio godermi questo momento di pace, voglio annullare la mente, voglio tornare agli albori, voglio rivivere gli attimi che vengono a galla ad ogni passo... Vorrei tante altre cose ma pur impegnandosi e spremendo ore in speranza e preghiere... non so. Guardo il sentiero scorrere fra le mie scarpe, sento il frusciare dei rami mentre risalgo verso la Luna che sorge fra i pini... buio. Una brezza non troppo gentile mi ha dato uno schiaffo e ha tentato di riportarmi giù... Cammino ancora e vedo oramai le stelle, vedo l'Orsa e tutti i visi amici che si confondono nelle Pleiadi... Sento i rumori del bosco, qualcosa si è allontanato al mio passaggio, ne ho avvertito i passi scomposti sulle foglie dei faggi... Continuo e ricordo, ricordo... Ricordo e mi si stringe una nostalgia lontana e mi tronca il respiro, ho sentito qualcosa di cui, per un istante, ho avvertito il profumo e che cerco di inseguire ma che è oramai  svanito e ritornato nell'angolo delle cose passate...
E' chiara la notte, distinguo la mia ombra sul prato e le ombre degli alberi, distinguo il profilo dei monti e le luci tremule dei paesi che poco a poco si spengono e cedono il passo alle ore che passano inesorabili... Sono fermo, mi sono seduto fra i cardi e i denti di leone addormentati, i grilli tacciono, la notte che fino a qualche minuto fa era viva, ora è fredda e sterile, la Luna sì è nascosta dietro una nube, non un filo di vento, non un movimento dal mondo che mi circonda... un sibilo, una luce solca il cielo, una stella cadente ha rischiarato il nero ed ha finito la sua corsa scomparendo oltre le rocce della Roncalla... un grillo ha ricominciato il suo cri-cri, seguito da altri... un rapace ha lasciato il ramo di un ciliegio selvatico e plana verso il prato, l'erba è smossa da un alito tiepido vagamente salmastro e lascia alla luna riflessi che sembrano d'acciaio... Mi alzo, raccolgo il bastone e continuo a camminare...

Lele






venerdì 10 maggio 2013

Luce

Non sarà questa luce a salvarci dalle Tenebre Eterne, come non saranno gli scudi fatti di ipocrisia a proteggerci quel giorno in cui il fulmine ci coglierà. Non sarà la nostra parola contro la Sua a rendere pareggio fra le azioni compiute, come non saranno i lamenti ad impietosire i Trombettieri.
Dovremo essere preparati, rassegnati, guardare verso la nuda terra ed aspettare...

Lele





mercoledì 8 maggio 2013

Punto di vista

E' solo quando i primi fiori iniziano a sbocciare, l'ultima neve si scioglie al sole e le tenebre vengono dissolte da un'aurora radiosa che ci si accorge che il mondo alla fine è un punto di vista e che non tutto è brutto e grigio come a volte sembra.

domenica 14 aprile 2013

Passo del Carmine 617 m.s.l.m.

Domenica mattina, sono neppure le sette e già l'auto ha macinato una ventina di chilometri... fresco, nonostante il sole che sorge e l'assenza totale di nebbia... Erano giorni, settimane, tempo, che il desiderio di una bella pedalata mi ha spronato oggi ad intraprendere un "bel giro" impegnativo...
Stradella, in giro nessuno, deserto... ho parcheggiato e sto scaricando la bicicletta... apprezzo il nuovo completo, apprezzo le nuove calze, quanto mai comode... fresco, mi porto il pile? No e già pedalo verso S.Maria della Versa, non un rumore, solo un cane mi saluta da un cancello, solo il ronzìo della catena e dei battistrada sull'asfalto ruvido... Fresco, quasi freddo nonostante i dieci gradi ho le mani gelate e a turno le tengo dietro alla schiena... Proseguo sul falso piano verso Santa Maria, cerco un'andatura che non sia proprio da pensionato decrepito ma non voglio forzare... la strada è lunga, dura, le salite mi aspettano, le salite che intraprese in auto non sembrano neppure così dure... Il Versa scorre verdognolo alla mia sinistra... mi accompagna con lo schioccare dell'acqua sui sassi, passo Montescano, un gallo saluta il sole che fa capolino dal Colle di Montù.. Rotonda, i Carabinieri fermi ad un postro di blocco... Che voja ai set ur da matina... proseguo noncurante e mi butto fra le case di Santa Maria... Cantina Sociale, Grapperia, i Bar... la strada sale e "butto giù" un rapporto, la strada sale davvero, bivio per Golferenzo, mi metto "in piedi" per non perdere la giusta cadenza, tornante...
Gambe di legno, inizio a "prenderla bassa" almeno fino a quando non "romperò il fiato", tornante, rettilineo, salita non impossibile ma senza tregua, giù un altro rapporto, salgo a 16/17 all'ora, sono distratto, dovrei mettermi in riga e guardare la strada, concentrarmi sul ritmo, annullare tutti i veicoli di disturbo... salgo e mi sono messo in sesto, le gambe vanno bene... passo gruppi di case, è un eterno sali-scendi con una marcata tendenza a salire, mancano ora una decina di chilometri al Passo... ce la farò? Concentrazione e autoconvinzione, è questo che ci vuole, oltre ad un bel sorso d'acqua... Là in fondo ho visto un collega ciclista, arranca in salita... mi metto "in piedi", voglio provare a prenderlo... pedalo con ritmo, pensieri annullati, mi immagino le gambe trasformarsi in pistoni, bielle e manovelle, una forza bruta scaricata sulle ruote e sull'asfalto, respiro a tempo, il tizio è lì, a una decina di metri... la salita è dura, salgo a 11/13 all'ora e lo prendo... Mi affianco e lo saluto, adeguando la mia velocità alla sua. Sale a 6/7, troppo piano, faticosissimo, mi permetto di chiedere come fa a stare in equilibrio... mi risponde di essere negato in salita, di essere stanco e mi invita a proseguire per la mia strada... ci salutiamo, calco sulle pedivelle e mi stacco, par fa al bulu metto un rapporto più lungo, sapendo comunque di non riuscire a portarlo ma vado, pedalo... Arranco, sono stanco, solo fossi un pelo più allenato, se avessi una decina di chili in meno... mi obbligo a un traguardo ogni 100/200 metri, a volte mi dimentico di averlo passato, non mi fermo, vado, pedalo, via. Il Passo è lì, davanti a me con i suoi cartelli stradali: Ruino, Zavattarello, Diga Valtidone... mi fermo, scendo dalla bici e riprendo fiato. Non un'anima viva anche qui. Ora si ritorna. Controllo la bicicletta, i freni e le ruote, salgo, tlak, tlak, blocco le scarpe sui pedali, rapporto alto, molto alto e giù in picchiata 35-39-42 e via via, pedalo come un matto 70! Mollo e mi attacco ai freni, ripromettendomi un "mai più" a queste velocità, scendo e salgo, con marcata tendenza a scendere e giù, giù.. Crocetta: divagazione verso Castana con un scendi-sali mica male... il bello di andare in giro da soli è che puoi tenere la velocità che vuoi... è triste però non avere un amico con cui chiacchierare o a cui chiedere conforto nei tratti impegnativi... Il resto del giro è normale routine, un ultima "tirata" sul fondo Versa e poi ecco lì la mia macchia ad aspettarmi... Mi fermo e riassumo il computerino... 60,30 chilometri ad una media di 22,7km/h, mica male! Constatando anche che poi  a casa ho calcolato il dislivello totale, superiore ai mille metri...
Che dire altro? Nulla, soddisfazione e basta.

Lele

domenica 24 marzo 2013

Treno!

Domenica mattina, primavera, piove a dirotto.
La Betta è a Pavia oramai da un'ora al corso di filatura naturale (o qualcosa del genere!), siamo nel lettone a fare "la lotta" e devo dire che Riccardo si impegna al massimo per cercare di demolire Viola e me stesso... "E' ora! via che andiamo a Milano con il treno!" "Siiiiiii" o meglio "Tiiiiiiii" mi fanno eco i due cuccioli... Una breve riassettata, una colazione frugale (eccitazione dei due è al massimo!) e siamo già in auto verso la Stazione Fs di Pavia...
Strano vedere la città senza un'auto... sono oramai le otto e tre quarti e dalla periferia, attraversando tutta la città  ho incontrato nessuno... fosse così domattina!
Entriamo in biglietteria, Viola e Riccardo seguono buoni, ipnotizzati da quello che personalmente mi suona come "rumore di freno, binari infiniti, addii, naja, odore di cesso e di sudore", mi sovviene di una volta in cui i miei genitori fecero fare "un giro in treno" a Gigi e a me... quella volta andammo a Voghera, era una bellissima e ventosa mattina di aprile e mi ricordo dei petali delle piante in fiore davanti alla stazione Oltrepadana che volavano nella brezza... Oggi piove, siamo in sala d'attesa, i bimbi buoni sono incollati alla finestra e guardano manovrare una vecchia D445 diesel sul binario quattro... Avranno avuto la mia stessa impressione credo... occhi sgranati puntati sui tubi di scappamento dove un nero fumo dava dimostrazione dell'abnorme potenza sviluppata dal motore, un  Fiat da quasi centomila di cilindrata... rumore cupo, rumore che dà sicurezza e senso di invulnerabilità... "Ah! potessi guidare io un mostro così!" ho pensato ancora oggi come oltre trent'anni fa...
Il treno arriva e siamo in banchina trepidanti... si sale ordinati e, con Viola in braccio e Riccardo che segue attaccato ad una tasca, troviamo posto vicino ad una ragazza sorridente e ad una specie di Bruce Willis... Riccardo si siede composto e mi tempesta di domande alle quali rispondo a tono appagando subito la curiosità, Viola ha subito socializzato con la ragazza ed è riuscita a strappare un mezzo sorriso a Bruce, fregandosene, e ci mancherebbe, del fatto che tutti se ne stiano ben composti e in silenzio.
Galbani, Stabilimento di Certosa... e il treno sfreccia nella pioggia, Locate, Rogoredo, Lambrate... rallenta, rallenta, un Freccia Rossa ci passa a fianco  facendoci "ballare", Riccardo esce dal "trance mistico", Viola mi cerca la mano...
Scendiamo, abbiamo un'ora abbondante per "guardare i treni" e gli annessi... "Acqua" mi dice Viola e via, in cerca di una bottiglietta e già penso di localizzare una toilette per la successiva e immediata pipì...
Attraversiamo tutta la stazione arriviamo ai bagni -CHIUSO PER LAVORI- Papàa, pipì. Prendo in braccio la piccola ed andiamo agli altri servizi, giù per scale mobili, tappeti scorrevoli, corridoi... Ecco i servizi, coda e 1 euro per fare pipì... mi frugo in tasca, ho ben sei euro in monete più piccole ma nulla di "intero"... chiedo a destra e a sinistra, nessuno che voglia cambiare... brutta gente questi "malanesi"... qualche anno fa non si sarebbe pagato e se anche lo si fosse, il cinquecento lire qualcuno te lo avrebbe regalato... Mah!.
Usciamo, piove a dirotto, una trentina di ambulanti mi chiedono quasi contemporaneamente se voglio acquistare un ombrello, io ringrazio e proseguo, Viola deve fare pipì, è senza pannolino da poco e non conosco bene la sua autonomia... Mc Donald! Entriamo, ordino due succhi di frutta e chiedo dove sia il bagno... "E' chiuso adesso" mi sorride la commessa... mi crolla il mondo addosso "Però può usare quello dei disabili"... sono già in dirittura mentre una signora mi passa davanti, entra e mi chiude la porta praticamente in faccia... Inizio a sudare, i bimbi si tengono le mani all'inguine, fra poco se non si sbriga sradico la porta e la caccio a pedate... "Papàa pipìi" e Riccardo fa eco "Anch'io pipì".
Passano quasi dieci minuti, busso. "Un attimo!" mi arriva l'eco dall'interno con un briciolo di mal celata stizza... "Un attimo una Madonna! E' mezz'ora che sta dentro, i bambini se la fanno addosso! E mi è passata davanti, dai!" La" signora" esce portandosi un olezzo simile ad una porcilaia, giustificandosi che il bagno è sporco... entro, spoglio Viola e senza farle toccare la ceramica la stimolo "Pipì, dai, fai la pipì, psssssssssssssss" nulla. Nulla cavolo! Riprovo senza alcun  risultato...E sto cesso è di uno sporco che mi viene lo schifo solo a poggiarvi i piedi... Sto per rivestire Viola, sono tutto sudato, grondo sudore nel vero senso della parola... "Pipì" mi ripete la bimba, al che, quasi nervoso la poso sul lavabo e "Falla!"... mi sorride, e fa pipì con grande sollivo suo e mio... Riccardo si è sbottonato i pantaloni e con innocenza si avvicina al vaso... Macchie di piscio, peli, sporco... "No Richi! Falla qui!" e gli indico una piletta raccogli acqua nel centro del pavimento... Usciamo, beviamo i nostri succhi di frutta e in fila indiana raggiungiamo l'esterno nella pioggia purificatrice... Abbiamo il tempo di guardare i treni ora, il Freccia Rossa, a "punta" come descrive Riccardo (il macchinista acconsente di farlo entrare  in zona comandi!), il Freccia Bianca, il più bello secondo lui perchè è anche verde, un vecchio "Caimano" solitario e poi le ruspe su rotaia e mille altri strani macchinari. Viola saltella sulle piastrelle colorate, saluta tutti i treni in partenza... mi rilasso guardandoli e mi accendo un ottimo mezzo Toscano, standomene ben confinato vicino ad un portacenere...
Sono oramai le undici, il nostro treno sta per partire, cerchiamo la nostra carrozza, il nostro posto e su, dieci minuti di attesa, però comodamente seduti e al caldo...
Lo scompartimento si riempie, i bimbi se ne stanno buoni buoni seduti, Viola mi viene in braccio e si addormenta, Riccardo resiste guardando i preparativi per la partenza di un Intercity per Venezia, una coppia si bacia sulla banchina, lei piange, lui l' abbraccia ancora più stretta...
Il treno si muove, corre fra le case della Milano "Dopoguerra", poi la periferia, gli orti urbani e la campagna verde sotto alla pioggia marzolina... Il treno macina strada, passa leggero sugli scambi di stazioni che sembrano abbandonate... i passaggi a livello sono chiusi e code di auto impazienti stanno ferme in attesa.
La nostra meta è lì ad una manciata di chilometri, vedo oramai strade conosciute, paesi in cui sono stato, il cielo si fa meno grigio, l'aria si fa familiare, "aria di casa" penso e sveglio i bimbi. "Siamo arrivati", Riccardo si stiracchia e mi sorride, Viola è già in piedi e "tira" verso l'uscita. "Pavia, Stazione di Pavia".

Lele

lunedì 18 febbraio 2013

18/02/1974 - Auguri Fabrizio!

... come faccio? Come inizio? Come si fa ad a buttar giù quattro righe sintetizzando con qualche frase ciò che è stato costruito genuinamente con decenni di frequentazione, condivisione di momenti, confronto?
Eppure sono qui, con la voglia di scrivere Tutto. Il Tutto realmente con la T maiuscola, il Tutto che è la mia vita, ciò che con Fabrizio ho vissuto...
Tutto esula da ciò che è tangibile, sarà la distanza che per troppi anni ci ha diviso, saranno state le donne... maledette! (lo dico con un sorriso ed una carezza sulle candide gote della Betta...), saranno stati sentimenti di amicizia pura e distillata in mille frasi mai dette... Di tangibile c'è comunque la presenza, anche se a volte lontani... La presenza nei momenti di gioia estrema, come la si volesse donare o nella tristezza, quasi si volesse un sostegno... ci sei sempre caro Fabrizio, amico mio... ci sei sempre e sempre ci sarai e voglio immaginarti mentre camminiamo su per un sentiero con le fedeli Canon a tracolla o mentre pedaliamo a fresco della nostra Valle o semplicemente, ma semplice non è perchè è questa la vera essenza della vita, è questo il succo di tutto quello per cui viviamo, mentre solleviamo un bicchiere, davanti all'osteria per i tuoi auguri di Buon Compleanno. Auguri Amico.
Con affetto e incorruttibile amicizia
Lele
Fabry pensioroso a Villanoce, parecchi anni fa...

lunedì 11 febbraio 2013

La fine del Mondo

Lo sapevo. Sapevo che sarebbe arrivata ed eccomi comunque qui impreparato... L'hanno detto alla televisione, ne parlavano alla radio, l'ho letto su internet... Nulla, ho fatto nulla e mi sento in colpa.
Nevica. Nevica da qualche ora, fortissimo. Forse abbiamo raggiunto un centimetro di accumulo e già sento le grida di aiuto del mondo intrappolato. Maledetto meteo. Siamo a febbraio, dovrebbero esserci almeno trenta gradi ed invece nevica. Maledetto 45°parallelo nord.
 Moriremo, ne sono sicuro, entro stasera probabilmente avremo cinque centimetri di neve e domattina non potrò salvare il mondo. Nevica. Non smette, moriremo congelati in questa terribile nuova Wurmiana glaciazione... +0.3°C... Nevica.
Ho fatto testamento, scorte alimentari, per l'ennesima volta ho adulato il mio capo, mi sono messo in pace con il mondo, ho montato quattro gomme da neve più la ruota di scorta, quattro catene e sono seriamente preoccupato perchè sulla ruota di scorta catene non ne ho, maledetto gommista ha i set da quattro catene, non da cinque... morirò. Nevica.
La strada è bianca, oramai i centimetri sono due, prima è passato uno a piedi, barcollava che a momenti stramazzava al suolo, che Dio abbia di lui pietà... morirà.
Nevica, ed è l'11 febbraio... Non posso salvare il mondo, non posso andare a lavorare, non posso andare al bar a giocare a scopa, non posso andare a mignotte, non posso fare! L'erba del mio giardino ha freddo, l'abete ha freddo, i passeri hanno freddo... neve meledetta! Nevica ed è una cosa terribile!!!!
Speriamo smetta!!!  Che piova, che venga il sole, che arrivi l'estate, ma presto, presto! Altrimenti, lunedì prossimo come farò ad avere la faccia da culo di dire:" Cazzo, è già lunedì?".

Oggi nevica, in Pianura è ricomparsa la Dama Bianca. una sparuta spruzzata che entro stasera ci avrà regalato un po' di inverno, un briciolo di "Natale" anche se con quasi due mesi di ritardo... Queste quattro righe sono dedicate a tutte le persone che addossano alla neve  i loro problemi, a tutti quanti  non sanno più emozionarsi, che devono essere polemici sempre o comunque, che vedono in un elemento atmosferico quanto mai raro il male estremo, ciò che sarà frutto di autentiche catastrofi...
Un giorno il mondo farà a meno di voi, e lo farà senza battere ciglio, che nevichi, piova, ci sia il sole o un terribile temporale...
Personalmente guardo la neve come mio figlio, la immagino pupazzi di neve,  foreste di cristallo, cieli azzurri ed aria frizzante... sbaglierò, dovrei forse scendere dalle nuvole e riprendere a vivere il presente in modo meno fantasioso... oggi nevica, si impicchi l'ufficio, si impicchi il lavoro... un'altro legno sul camino, uno sguardo fuori... pace.
Lele

martedì 29 gennaio 2013

 Tramonto

...e così, nei momenti di scoramento più totale guardavo il giorno morire e seguendo nei suoi colori lontane scie di pensieri volanti, avrei voluto aggrapparmicisi per annullare l'angoscia che mi tormentava...

Lele