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giovedì 10 gennaio 2013

Tramonto sul Ragola

... proprio l'ultima luce
 un ultimo sole arrossa la neve,
 rende timido colore a ciò che sarà monòcromo
 a ciò che vivrà solo della fredda luce delle stelle...
Salirà il vento a disperdere nebbie,
a muovere rami nudi
a rendere meno cruda l'attesa di un nuovo giorno...

Lele

Dedicata all'amico Silvano "L'Asconese" Romairone, ispiratore di questo blog, saggia voce "fuori dal coro", grande fotografo , uomo giusto.

lunedì 8 ottobre 2012

Vento d'Autunno

Triste vento
che mi porti sapori di sole passato e di calde giornate,
di alberi verdi e di azzurre colline lontane
Sento il tuo dolce stormire fra le fronde ormai spoglie,
fra sterpi bagnati di bruma e di fresca rugiada
Ricordo... e già sei passato a portare fragranze remote
di erba tagliata e canti di uccelli che ormai son finiti
Solo il silenzio e là di lontano un fioco rintocco
e il sole che cade laggiù nel Ponente e dopo più niente...

Lele
(scritta nell'ottobre 2005)



lunedì 5 marzo 2012

 Il Cane

Un marzo di tanti anni fa, sera...
... una tersa sera, un tramonto infuocato, mille luci tremolanti all' orizzonte e una chiara atmosfera sovranaturale... ritornavo in bicicletta  a Marzano da Torre d'Arese, pedalavo come un forsennato per "battere il record"... Ponte del Cavo, il "Muron", il Rossi che stà ancora arando il campo... il Cimitero, centinaia di lumini, centinaia di graniti scolpiti... Un cane nel fosso lì davanti. Morto.
Toh, l'avranno investito, povera bestia, un cagnolone beige, pelo raso, rallento, noto solo un rivolo di sangue dalla bocca, gli occhi spalancati...
Ancora qualche pedalata ed ecco casa mia... vedo la 131 del papà, è già arrivato, vedo gli amici che giocano a pallone nel cortile, mi scappa lo sguardo; un cane trotta con un pane in bocca verso il Cimitero... ci devo capire dentro qualcosa... Volto la bici e con discrezione seguo il cane... si ferma, mi fermo, scende nel fosso e seguita a trottare verso l'altro cane investito. Trattengo il fiato, so cosa succederà fra poco... Il cane deposita il pane fra le zampe del morto e inizia con il muso a spingere il compagno rigido e freddo, con insistenza, quasi con rabbia, per volerlo per forza svegliare. E continua, continua e vorrei cacciarlo per evitare a entrambi, questo momento di pena... Non si rassegna, continua con le zampe ma l'altro, inesorabilmente, continua a fissare il vuoto, con gli occhi vitrei e assenti...  Riprendo a respirare, guardo verso il tramonto, guardo verso le colline... un aereo avanza brillando all' ultimo sole... "E le chiamano bestie..." mi dico con la mente ingombra dalla scena appena vista. Ritorno a casa, gli amici sono tutti in cortile... non ho voglia di giocare, non ho voglia di sorridere non ho voglia di parlare. Quella sera, la cena aveva un sapore amaro.
Lele