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lunedì 19 novembre 2012

Compagni di Viaggio
...Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente "Sarà sempre tardi per me quando ritornerai".
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero "Ciao!"
per le scale e la luce dell'alba da fuori sembrò evaporare... (F.De Gregori).



Autunno, domenica mattina, fresco e coperto, ideale.
E' tempo che abbiamo organizzato un'uscita ciclistica, che abbiamo parlato di salite e colli, oggi Fabrizio mi ha raggiunto a Torre d'Arese ed oggi, finalmente, partiamo per una passeggiata sui Colli Banini. Qualche pedalata tranquilla, per abbandonarci inermi  allo sfogo della fatica ed annullare i pensieri...
Siamo partiti, l'aria è frizzante, l'olio canforato sulle ginocchia scoperte dà una sensazione piacevole, la brezza ci accarezza...  Si pedala, qualche parola, qualche battuta e l'asfalto scorre, la strada si confonde nella foschia, la foschia si confonde nelle nuvole e nell'orizzonte, le distanze si accorciano e diventano nulle...
Avanziamo guardinghi, scruto il modo di pedalare di Fabrizio e ne conto le battute al minuto...  mi perdo  alcune volte e  mi concentro sulla mia  pedalata... Sono troppo veloce, dovrei alzare di un rapporto per essere nella giusta media...  non faccio però  fatica e proseguo così... Le ruote scorrono strada, leggere e silenziose... solo il ronzìo della catena che scorre sulla corona e sul pignone... Pace, la mente completamente sgombra, un airone cinerino ci ignora dalla ripa di una roggia...
Non c'è agonismo nè malizia, anzi, ci si premura per stare  davanti a "tirare", a fendere l'aria per agevolare il compagno... Passiamo Magherno, e poi Villanterio, Gerenzago, Inverno, Monteleone, Terme di Miradolo... "Fabri, ci siamo, fra poco attaccheremo la Peloia", una bella salita per la vetta dei Colli... Giù due rapporti, giù tre, la salita si sente, eccome, arranco fingendo benessere, Fabrizio mi passa con uno slancio, in piedi sui pedali, io mollo e mi fermo ansante... Mi imita mosso a pietà e prendiamo fiato... La "tirata" fatta qualche chilometro prima (per "stare dietro" ad un gruppone di colleghi ben più allenati) ci ha un po' sfiancati: troppo tempo senza moto,  dovremmo andare più adagio... Riprendiamo a pedalare in salita, arranchiamo o meglio, arranco con i muscoli che "urlano" ma non mi fermo, sudo, un rivolo mi acceca un occhio... Mi sovvengono aperitivi e bevute fra amici, penso al cibo e ai chiletti che ho di troppo, un grosso topo mi attraversa la strada, lo confondo con un pollo arrosto e maledico i baccanali... Un falso piano, ci sono quasi e poi potrò tirare fiato...  eccomi al Nettare dei Santi... Mi fermo, sbanfo come una locomotiva e mi asciugo la fronte... La bicicletta muta aspetta il guerriero stanco. Guardo la picchiata che ci separa da San Colombano al Lambro, riparto e metto un rapporto alto, il Muntagnòn come dicono i vecchi leoni qui... La discesa è bella, quasi rettilinea, mi butto a spron battuto; il ciclocomputer parla chiaro: 45, 48, 51, 55, 57, 61, 65, 67... mi attacco ai freni che sibilano e che mi riportano in breve a velocità più prudenti...
San Colombano, ci concedimo una buona bevuta e quattro chiacchiere oltre che a cinque minuti di riposo... la Colata è lì che ci aspetta... E' una salita progressiva, parte abbastanza dolce, diventa impegnativa e poi molto dura, con una pendenza vicina al quindici percento... "Mantieniti sotto agli undici all'ora..." mi ammonisce Fabri.. certo, anche sotto ai dieci, ai nove... Sorrido ad un gatto a bordo strada... Pedalo, pedalo e so di non potercela fare, la strada si impenna davanti a me, i muscoli si tendono e mi sento le gambe dure come cemento armato, ho speso tutto quello che ho... Mollo.
 Cammino al fianco della mia fida due ruote, respiro, e mi godo i vigneti ormai spogli con i mille colori dell'Autunno... Fabrizio, che al posto delle gambe deve avere un motore sei cilindri, è in cima e mi aspetta scrutando anch'egli il panorama dalla "vetta"...
Belfuggito... è una cascina che si incontra scendendo verso Camporinaldo e che dà il nome ad un tratto di strada (che noi prendiamo in discesa) che presenta una pendenza con un picco massimo a quasi il venti percento... mi abbandono all' asfalto senza  pedalare... è davvero "in piedi" questa strada... supero i settanta all'ora solo con l'inerzia dei miei novanta chili, mi lacrimano gli occhi al vento gelido, la maglietta è una bandiera in balìa degli elementi... Fabrizio mi raggiunge entusiasta, siamo di nuovo in pianura. Decidiamo di "prenderla bassa", di pedalare senza sforzi o altro... il vento contro ci convince ulteriormente sulla scelta fatta... Pedaliamo, saremo a casa fra una trentina di minuti, ci concediamo a Inverno un bicchiere di un vino bianco cancerogeno, gasato con un retrogusto ributtante ma ne ridiamo senza pensieri...
La strada è piana, basta un filo di forza per muovere i pedali...In questa àtona domenica di novembre il traffico è quasi nullo, i corvi gracchiano sulla terra bruna...
Siamo a casa, mia figlia Viola ci saluta scalza dalla porta d'ingresso, mia moglie è intenta a contare i pugni di riso, Fabrizio è già in doccia... Attizzo il fuoco nel caminetto e vi butto una bella brazzà di legna piccola, subito avvolta da una fiamma allegra...
Siamo a tavola, risotto con salsiccia e zafferano, Elisabetta è davvero una strega a fare i risotti, è ottimo e ci concediamo un bel bis, gallina lessata con verdure, mostarda e senape, una bottiglia di Amarone della Valpolicella del 2008, eccellente e poi, una buona dose di relax, sorseggiando un nocino casalingo davanti al caminetto che crepita e manda un bel tepore dal vago sentore natalizio...
Questa è stata la mia prima uscita ciclistica con Fabrizio..., qualcosa in più di quaranta chilometri fra un po' di foschia, vigneti, il fresco e i suoni ovattati dell'Autunno... Sapevo fosse un appassionato di ciclismo e sapevo che avrebbe apprezzato l'itinerario che ho suggerito... E' stata una bellissima domenica, abbiamo parlato molto, ci siamo confrontati, ho scoperto altre sfaccettature del mio grande amico  e ne ho apprezzato per l'ennesima volta la presenza. Appuntamento a sabato, a Vicosoprano.
Ciao!

Lele
Questa è la mia bicicletta da corsa, una vecchietta anni'80... Qualche mese fa un amico mi invitò a riprendere la strada del ciclismo, all'inizio, vuoi gli acciacchi che mi perseguitano, vuoi la mancanza di tempo,  fui un po' restìo, poi ripensai alla mia vecchia bici, regalatami dal mio povero papà circa 25 anni fa, impolverata, ruggine, "telaio" per ragnatele in un angolo del pollaio... Mi misi all'opera e con un gran lavoro di restauro sono riuscito a renderla "nuova". 
Come da foto, se vedete sfrecciare un tricolore con "Lele Besostri 1976" sulla canna obliqua, non potete sbagliare...

sabato 9 giugno 2012

Spinòn
Tutto è successo una trentina d'anni fa, una rovente giornata d'estate.
Sole, caldo, silenzio. Solo due rondini in volo radente hanno rotto l'immobilità della Piazza dando vita ad un quadro astratto e tremolante. Caldo e noia. Stavamo sui gradini della Chiesa, sul fresco granito dei gradini che portano al Sagrato, fermi. Ozio e mosche, poca voglia di fare, troppo caldo, troppo veramente. Voci di uomini, si sente cantare, una canzone  appunto un po' sporca:  La mamma di Rosina era gelosa bim bum bam!... e risate e rumore di bicchieri dall'osteria della via Magherno, "qualcuno vivo c'è allora", ci alziamo a dare un'occhiata. una Fiat 124 verdina, due motorini, una bicicletta proprio davanti e ancora rumore di bicchieri e risate...
La noia, quale cattiva consigliera... Perchè non nascondiamo il motorino a Spinòn? Qualcuno aveva parlato, gli occhi di tutti si sono illuminati. In brevissimo: uno dentro a comprare un ghiacciolo con la colletta per inquadrare la situazione, uno sulla porta, e due (uno in sella ed uno a spingere) incaricati di far "sparire" il ciclomotore... Tutto architettato e messo in opera, in qualche secondo.
Chi è Spinòn? O meglio, chi era? Già, sarà morto anche lui, povero Spinòn...
In ogni villaggio che si rispetti, esiste sempre un 'osteria, una mescita vino o qualcosa del genere. A Torre d'Arese, all' epoca dei fatti raccontati c'era il Bar Mimmo (nel quale non potevamo mettere piede eccezion fatta per il rapido acquisto di un gelato o una bibita) e l'Osteria Massagalli, ove Maria, instancabile ostessa, per una vita, ha accontentato le alcooliche brame di generazioni e dove noi bambini/ragazzi potevamo acquistare con calma un gelato e bere una "spuma" in bicchiere stando seduti.
L'Osteria di Maria è stata il "covo" dei più famosi bevitori dei dintorni fra questi "Amleto" (si chiamava davvero così) sempre impeccabile con una lucida 124 verdina, "Bartali" con una scoppiettante motocicletta da 75 di cilindata, NonnoCiò (storpiatura di "non lo so"), burbero ma con un grande cuore, Pasqualino, un sardo, grande muratore, sempre allegro e appunto Spinòn. Non so come si chiamasse davvero, lo chiamavano tutti così. Una specie di "Graziella" a motore con il parabrezza, chiazzato di vino a fine giornata, sempre rosso come la brace. Mi faceva paura ma non avrebbe fatto male ad una mosca; lo evitavo. Ogni volta che entravo in osteria per un ghiacciolo o per l'acquisto delle sigarette per mio padre, e lo inquadravo, tenevo lo sguardo al pavimento e, una volta sulla porta per uscire, via!
Quel giorno Spinòn si sarebbe arrabbiato e noi avremmo avuto modo di goderci la scena e di ridere come dei matti alle sue spalle...
Il tardo pomeriggio, movimento davanti all' Osteria... "Escono escono!" la nostra "vedetta" diede l'allarme, ci appostammo...
Erano ciucchi e uno di loro stava ancora canticchiando... Amleto sempre impeccabile, aveva un ghigno a mezza bocca, come una specie di paralisi, NonnoCiò dormiva sulle sedie appena fuori dal locale, Bartali, uscendo, bestemmiò e sputò in mezzo alla strada, accese la fumosa motoretta e partì gambe in spalla... Spinòn, uscì e si mise ad orinare contro il muro di fronte, noncurante di una donna che a qualche metro stava stendendo i panni... si voltò e "indè cl'è al me muturin? (dov'è il mio motorino?)
 Iniziammo a darci gomitate e fuggimmo dietro ad un angolo per poter ridere in santa pace...
Lo scherzo era finito, che ridere! Adesso Spinòn va casa a piedi!! Ciucco com'è!! Ha ha ha!. continuavamo a raccontarci storie su di lui, inventando possibili varianti sulla conclusione della vicenda.. sempre ridendo.
Il pomeriggio volgeva al termine, rimaneva un ora e mezza circa prima della cena e, dato che il caldo aveva dato un po' tregua decidemmo di andare a pescare, noncuranti dello Spinòn.
Pesca proficua, un centinaio di alborelle, ottime da friggere, ottime da mettere in carpione "ma si, le diamo a Carla e Mina, loro ci danno sempre la mancia..." e così fu. Ci congedammo, era ora di cena , era già passato il pullman "SILA" delle sette meno dieci da Milano... transitavo ora davanti all'Osteria e lì davanti, seduto sul marciapiede Spinòn. Piangeva. Piangeva in silenzio e le lacrime rigavano le gote rosse e rendevano nebbia gli occhi azzurri... Piangeva e scoteva il capo. Pedalavo e non riuscivo a staccare gli occhi da lui. Mi fermai , sbigottito, colpevole, pentito che a momenti scoppiavo a piangere che già singhiozzavo. Povero Spinòn. Provai una pena indescrivibile, per lui e per me. Ero pentito e quanto mai amareggiato "e ridevamo come degli stupidi" continuavo a dirmi...
Poggiai la mia fiammante "Bonfanti" da "sport" al muro, mi avvicinai.  Spinòn non mi faceva più paura, avrei voluto abbracciarlo... mi avvicinai ancora e con un filo di voce dissi: "Signore, il tuo motorino è dietro la Chiesa, vicino alla pompa dell' acqua del Filippo..." Mi guardò, quasi mi sorrise, benchè con i postumi di una colossale sbronza (era così quotidianamente), si alzò. Lo accompagnai verso via Chiesa, pari a lui, e una volta lì indicai il motorino, rovente al sole della corte... Silenzio. Voltai le spalle e me ne andai, ancora scosso. Sentii il motorino accendersi e qualche buona sgasata "di collaudo", ero davanti alla Chiesa, per raggiungere la mia bici... Spinòn mi stava sorpassando ma rallentava, rallentava e mi fu  a pari, frugava in tasca... Istintivamente mi allontanai di un passo... "toh, bravo bambino"disse , mi stava porgendo qualcosa chiuso nel pugno... allungai la mano e sentii la sua manona ruvida che lasciava cadere qualcosa nella mia aperta, carta o qualcosa del genere... Riprese ad accelerare, il fumo bluastro dello scappamento mi fece bruciare gli occhi... aprii la mano... erano diecimila lire, unte e bisunte, tutte piegate ma diecimila lire. Ehi! No! Torni qui! urlai al vento e di corsa inforcai la bicicletta...
Pedalavo come un matto, dovevo raggiungere Spinòn per restituire la banconota...  ce l'avrei fatta se solo avessi avuto tempo (ero velocissimo e molto resistente in "volata")...Lo vidi oramai lontano, là, nel blù del fumo del motorino, irraggiungibile. Mollai i pedali, avevo il fiatone e dovevo correre a casa a cenare... Il sole oramai scendeva, la vita era tornata in paese, due cani si contendevano un osso di fianco al Monumento ai Caduti... 
La mamma di Rosina era gelosa bim bum bam!...
Lele

lunedì 14 maggio 2012

Domani mio fratello Gigi avrebbe compiuto 38 anni...dedico lui questa canzone dei Coldplay.
Un luglio di tanti anni fa alla festa del paese di Torre d'Arese, Gigi, insieme al suo complesso (Librium si chiamavano se non ricordo male) interpretò magistralmente questo pezzo strappando applausi e qualche lacrima.
E' la sua canzone preferita.

In my Place (Coldplay)

Ciao.
Lele

domenica 29 aprile 2012

I° Maggio

Dedico questo Primo Maggio a chi ha perso la vita o si è ferito sul lavoro. 
Pubblico un epitaffio riportato su una lapide al Cimitero di Torre d'Arese. 

GIOVANNI OTTINI -CAPOMASTRO -
DI ANNI 27
per svegliatezza di ingegno
amore alla patria ed al lavoro
sincera religione, aurei costumi
era delizia della famiglia, ammirazione di tutti.
Ma quale sventura la mattina del 18 giugno
cadde dall'alto in Lardirago
e con lui ahi! quante caddero speranze.
Dopo 21 giorni di immensi martiri 
e di rassegnazione senza pari
lungi dalla famiglia che l'adorava
stretto a morire almeno vicino a lei 
nella Terra Natale chiese il sepolcro.
Il popolo di Torre d'Arese 
qui accompagnavalo piangente
 l'11 luglio 1869.

Un fiore e una preghiera.

Lele



martedì 13 marzo 2012

Una sera di qualche anno fa

Finalmente la sera...
Giornata rovente oggi, in auto, in cantiere, caldo e sole. Un sole bianco e immenso a chiudere tutto il cielo in un turbine di aria rovente e tremolante...
E' sera, una bava di vento muove appena le foglie appassite dei pioppi qui dietro, il cielo si arrossa all' orizzonte e poi più scuro verso l'alto e un blu appena appena sbiancato da una timida luna che sorge dai rami degli alberi verso la cascina...
Sono solo, amo qualche istante di solitudine, mi appoggio al muro della rimessa, caldo dalla giornata trascorsa. Sento il silenzio degli uomini stanchi che rientrano a casa, sento le voci dei bambini che come ogni sera festeggiano l'evento. Chiudo gli occhi e mi tuffo in un sogno appena appena accennato, interrotto ogni tanto da un frullo di ali fra le foglie del pesco.  Mi vedo bambino, in bicicletta con le ginocchia sbucciate, trafelato dopo una corsa su e giù per la strada per Morivione con gli amici. Sento le voci, sento i suoni e l'odore ancora oggi famigliare del ferro lavorato nella fabbrica che fu di mio padre... Mi sveglio.
Guardo lontano, un uomo avanza a piedi con un bimbo per mano, le rondini volano radenti alla terra polverosa. E' sera e il mondo si ferma stravolto dal ritmo frenetico delle giornate, il cielo è oramai da un indaco al nero e qualche stella brilla rendendo completo questo scenario di pace.
Lele

lunedì 5 marzo 2012

 Il Cane

Un marzo di tanti anni fa, sera...
... una tersa sera, un tramonto infuocato, mille luci tremolanti all' orizzonte e una chiara atmosfera sovranaturale... ritornavo in bicicletta  a Marzano da Torre d'Arese, pedalavo come un forsennato per "battere il record"... Ponte del Cavo, il "Muron", il Rossi che stà ancora arando il campo... il Cimitero, centinaia di lumini, centinaia di graniti scolpiti... Un cane nel fosso lì davanti. Morto.
Toh, l'avranno investito, povera bestia, un cagnolone beige, pelo raso, rallento, noto solo un rivolo di sangue dalla bocca, gli occhi spalancati...
Ancora qualche pedalata ed ecco casa mia... vedo la 131 del papà, è già arrivato, vedo gli amici che giocano a pallone nel cortile, mi scappa lo sguardo; un cane trotta con un pane in bocca verso il Cimitero... ci devo capire dentro qualcosa... Volto la bici e con discrezione seguo il cane... si ferma, mi fermo, scende nel fosso e seguita a trottare verso l'altro cane investito. Trattengo il fiato, so cosa succederà fra poco... Il cane deposita il pane fra le zampe del morto e inizia con il muso a spingere il compagno rigido e freddo, con insistenza, quasi con rabbia, per volerlo per forza svegliare. E continua, continua e vorrei cacciarlo per evitare a entrambi, questo momento di pena... Non si rassegna, continua con le zampe ma l'altro, inesorabilmente, continua a fissare il vuoto, con gli occhi vitrei e assenti...  Riprendo a respirare, guardo verso il tramonto, guardo verso le colline... un aereo avanza brillando all' ultimo sole... "E le chiamano bestie..." mi dico con la mente ingombra dalla scena appena vista. Ritorno a casa, gli amici sono tutti in cortile... non ho voglia di giocare, non ho voglia di sorridere non ho voglia di parlare. Quella sera, la cena aveva un sapore amaro.
Lele

venerdì 24 febbraio 2012

Trapassato Remoto

Mi ricordo delle mattine in cui mio padre ci portava alla Scuola Materna a Pavia... erano mattine come queste, un pizzico di Primavera nell'aria, i passeri cinguettanti e residui di neve all' ombra delle case... Entravamo nel salone della scuola "8 Marzo" che già l'angoscia mi prendeva... "ecco, ci lascia qui, un giorno o l'altro non ci verrà più a prendere..." . Un buffetto affettuoso e subito dopo lo vedevo camminare per il vialetto in cortile verso l'automobile. A questo punto Gigi ed io andavamo alla finestra. Io di due anni più giovane ero sempre lì lì per piangere... e puntualmente iniziavo a singhiozzare quando mio fratello diceva (e lo diceva tutti i giorni): "ha messo in moto..." non sapevo cosa volesse dire esattamente , ma vedevo la Peugeot 104 blu partire e giù lacrimoni in silenzio...
Stamattina ho portato Riccardo (tre anni ad aprile) alla Scuola Materna, durante il breve tragitto in auto continuava a dire: "Papà, oggi no asilo", "stò con papà oggi"... "ma no Riccardo, adesso vedi i tuoi amici, c'è Marco, Gaia...". Lo lasciai alle maestre e senza dare troppo nell' occhio uscii... Nei pressi del cancello mi voltai e lo vidi serio, una manina appoggiata al vetro e la labbra che non lasciavano dubbi... "Papà".
 Toh, sono passati ben più di trent'anni e nulla è cambiato...  Mi sono rivisto bambino, un dolcissimo ritorno al passato e un dolcissimo ricordo di mio padre...
Lele

venerdì 10 febbraio 2012

Una viola, il fiore della primavera...
Erano giornate ventose, l'erba se ne stava ancora tutta bruna, piegata dalla neve caduta in giorni lontani, il sole scaldava in mio viso, mi annullava i pensieri e là lontano l'Oltrepò... azzurro e tremolante nell'aria cristallina di marzo...  Andavo per viole sulla riva di un fosso, fra i rami caduti dei pioppi o al fresco dei termini a bordo dei campi... Le raccoglievo per mia madre che sorridente le metteva in un vasetto con l'acqua sulla tavola della cena, le raccoglievo per una Madonnina dipinta su un muro... C'era una fila di alberi e nidi di uccelli, c'erano campi sterminati e nuvole lontane nel blu del cielo... Quel fosso non c'è più...Oggi ci sono strade e parcheggi, case e tralicci di acciaio... Le viole, in silenzio, se ne sono andate...