sabato 22 dicembre 2012

24 dicembre 1947 - Racconto di Natale

Racconto di Natale, con contenuto simile al racconto del giorno di Santa Lucia pubblicato qualche giorno fa... rileggo e mi commuovo, si non ho alcuna vergogna a dirlo... Quanta generosità, ingenuità, fiducia nel prossimo... si stava davvero così male?

Racconta mia madre che era consuetudine, ogni anno, per suo padre, verso i primi di dicembre, segnare con il gesso delle linee sulla trave della cucina. Quei segni indicavano la lunghezza del torrone che i figli avrebbero ricevuto a Natale, una specie di calendario dell'Avvento, misuratore della bontà o meno dei cinque pargoli. La nonna alla sera, con fare serio riferiva il comportamento di ognuno e la linea, a seconda, si accorciava o si allungava.
Era il 1947, un anno particolarmente freddo e il nonno, muratore, dato il clima molto rigido non aveva occupazione... Arrivò dicembre ed il Natale era lì a pochi giorni oramai ma di segni sulla trave neanche l'ombra. Ogni giorno il Nonno Pino usciva alla ricerca di un lavoro  ed ogni volta ritornava abbacchiato scuotendo il capo. La nonna aveva intensificato le suppliche alla Divina Provvidenza ed in casa si avvertiva un che di preoccupazione e di scontento. Il nonno non parlava più, racconta mia madre, aveva abbandonata anche la pipa e il poco tabacco che poteva permettersi e continuava la ricerca di un lavoro, inutilmente.
Venne la Vigilia, durante la notte era nevicato molto abbondantemente, la mattina tutto luccicava di ghiaccio e di sole ed il nonno come oramai quotidianamente soleva fare era uscito, mentre i bambini affollavano la via giocando con la neve. Ritornò nel pomeriggio, allegro, trasformato, loquace... la famiglia si raccolse intorno a lui incuriosita e così iniziò il racconto di quanto accaduto...Raccontò di aver visto un'automobile sbandare per il fondo stradale ghiacciato, finire fuori strada e terminare la corsa nelle acque gelide di una Roggia, al che lui, senza indugi, abbandonata la bicicletta, scese nell'acqua e trasse in salvo l'occupante, un ricco signore milanese il quale... qui il nonno Pino si interruppe e frugando in una tasca del tabarro estrasse una banconota, una grossa banconota, gratitudine dell' uomo salvato dalle acque. La nonna scoppiò a piangere e iniziò a pregare, lui, trionfante si congedò dalla famiglia dicendo:” Vado ad avvertire Gesù Bambino perchè stasera si ricordi di passare anche da noi!”.
Venne la sera, il sereno del giorno aveva intensificato il freddo e il cortile, gli alberi e tutto l'intorno sembravano di cristallo... Il cielo iniziava ad annuvolarsi nuovamente... “sta not fioca ammò” disse la nonna riponendo in dispensa l'abbondanza che la Provvidenza aveva concesso... i bambini si eccitavano all'idea di altra neve... “RAPE!, RAPEE!” si sente gridare nel cortile... un espressione interrogativa scolpì il viso del nonno al che, brandita la pipa e la borsina del tabacco, si affacciò alla porta incuriosito. Un omino infagottato con un carretto e sopra al carretto due casse di rape gelate e dure come dei sassi. Si avvicinarono. “Benedetto uomo!” disse il nonno “chi volete che vi compri delle rape la sera di Natale? L'omino si voltò, abbassò lo sguardo e disse “ho a casa sette figli e ho solo le rape per farli mangiare domani” Il nonno guardò l'uomo e si rivide...vide i figli alla finestra, sentì ancora una volta le preghiere della moglie, ripensò alla fame e al freddo...”set fiö” disse con un filo di voce... affondò la mano nella tasca e raccogliendo quello che rimaneva della banconota disse: “bene, un po' di rape ve le compro io allora”.
I due uomini si guardarono alcuni istanti in silenzio, qualche fiocco di neve iniziò a scendere, gli occhi dell' omino luccicavano... “Grazie, Grazie, Buon Natale” disse commosso dopo aver depositato a terra una cassa di rape, “Buon Natale anche a Voi “ ricambiò il nonno e rimase lì, nel cortile a guardare il carretto allontanarsi.
Iniziò a nevicare copiosamente, nelle case le stufe crepitavano e attutito dai fiocchi, arrivava l'eco di una remota cantoria... “Adeste Fideles Laeti Triumphantes”...

Buon Natale a tutti voi

Lele


lunedì 17 dicembre 2012

18-12-1999

...si, mi ricordo di lui, me lo ricordo sempre brizzolato, magro, uguale, con la sigaretta perennemente accesa, mi ricordo della calma che usava in ogni azione e dell'essere comunque determinato e fermo sulle proprie idee... mi ricordo che ci voleva davvero bene, senza fronzoli o ostentazioni... si, mi ricordo anche che lo tempestavamo di domande e che lui con garbo  dava soddisfazione alla nostra curiosità, sempre... mi ricordo  che aveva delle mani d'oro: non c'era lavoro che non sapesse fare, fosse manuale o di estremo concetto, mi ricordo che era un genio della matematica e di tutte le sue applicazioni; avrebbe potuto tranquillamente esserne docente universitario ma ha preferito coltivarla con passione, senza doveri... si, mi ricordo di lui, della sua generosità, mai manifestata apertamente, mai, mi ripeto, ostentata... mi ricordo che era tifosissimo della Juventus e di come esultava ad un goal o di come rimaneva calmo in caso di rete subìta o sconfitta... mi ricordo dei suoi libri di geografia, di matematica (in tedesco e francese!), delle sue centinaia di dischi di musica classica, dell' enciclopedia Treccani, acquistata per noi con sudore... Mi ricordo delle tessere del P.C.I., di quando era Sindaco, delle riunioni, dei "Compagni" che ogni tanto passavano in casa a chiacchierare... mi ricordo della Peugeot 104 blu con cui ci portava alla scuola materna, mi ricordo della 131 e di un viaggio interminabile nella neve per Vicosoprano, mi ricordo della Tipo, la sua ultima auto... ah, già Vicosoprano... mi ricordo che lo amava... anche se era un furestu... mi ricordo che amava la nostra casetta, mi ricordo i sacrifici fatti per costruirla... mi ricordo che amava mia madre, e che fra loro c'erano sempre parole di serenità, mai un'offesa o qualcosa di fuori posto... avranno pure discusso, sempre con pacatezza e rispetto, senza mai coinvolgere terze persone... Mi ricordo del 18 dicembre 1999, era un freddo sabato, mi ricordo i suoi occhi, illuminati davanti all'albero di Natale che solo per lui avevo fatto... mi ricordo che ci ha lasciati così, dopo una malattia lunga e penosa, come era solito fare, in silenzio e con un sorriso... ciao Papà.

Lele

Il 18 dicembre 1999 è morto mio padre, domani cade il tredicesimo anniversario... quante cose sono accadute in tutto questo tempo... Non so farne un bilancio, di alcune non me ne faccio una ragione e mai me la farò... Ricordo e il farlo mi pugnala.

giovedì 13 dicembre 2012

13 dicembre, Santa Lucia.

Il giorno di Santa Lucia, quasi trent'anni fa.
...erano giorni che Gigi ed io stavamo a rimirare i regali che Gesù Bambino inavveritamente aveva depositato in anticipo sotto l'albero... una pista delle macchinine Polistyl e un piccolo plastico con un treno elettrico Lima stavano oziosi in un angolo del soggiorno, illuminati da crepitanti lucine natalizie, in attesa di essere demoliti da noi due furie scatenate...
 Era freddo, molto, una neve sottile e ghiacciata aveva già dalla notte imbiancato la Pianura ed aveva vetrificato gli alberi, nessuno in giro, ogni tanto un trattore ferragliava sulla strada con la lama per la "calà", ogni tanto un'auto cautamente avanzava a passo d'uomo.
Mio padre era a casa dal lavoro, mia madre spremeva ore di straordinari in una biblioteca di Pavia, i lavori per la casa nuova erano iniziati e assorbivano gran parte delle risorse della famiglia... Mancava nulla ma si era "al risparmio"... tutto era centellinato e le spese da affrontare erano attentamente vagliate dai miei genitori.
La via era bianca, un uomo piegato contro le raffiche del vento avanzava scomposto... un impermeabile, un cappellaccio, una cassetta da venditore ambulante a tracolla; alto, macilento, i baffi bianchi di gelo, merce povera, calze di spugna, fazzoletti di carta, aghi e fili: uno spaventapasseri in balìa degli elementi... Camminava  e si avvicinava  alle palazzine ove al momento abitavamo, provò ad alcuni citofoni, nessuna risposta, desistette... "guarda papà... c'è uno che vende... ma è un matto sicuro!" risi.  Mio padre non si scompose, accese una sigaretta, si calcò in testa il colbacco  e si avviò verso la porta... Ci precipitammo alla finestra. Nella neve confabularono, il giovane scuoteva il capo, mio padre continuò a parlare, allargò le braccia e con un gesto amichevole indicò la strada per casa nostra..."ma cun stò freg"... sentii dire a mio padre... Entrarono, le scarpe, le spalle, il cappello pieni di neve... "eh, ostia, non ho proprio venduto niente oggi!" disse il giovinastro mentre già il colorito stava tornando ed un sorriso stentato illuminava il suo sguardo... Mio padre aprì il cassetto della scrivania, trasse il portafoglio e dal portafoglio l'unica banconota presente, un cinquemila lire... un cinquemila lire di "Antonello da Messina", marrone, sgualcito... No, No, non ho il resto, ma figuriamoci capo... cinc mila franc? no!  Dai, dammi i fazzoletti di carta, il "frescolino" (deodorante per ambiente, n.d.L.) e quelle calze lì... Ma non ho il resto, rispose implorante lo spaventapasseri... "Ciapa e va" disse mio padre con già in mano i poveri oggetti acquistati porgendo la banconota... "Non so cosa dire..." disse incredulo...  "Ghet da di nient",disse mio padre " Grazie, grazie" rispose commosso il venditore cercando la porta...  Uscì sorridendomi ed ancora oggi mi ricordo i suoi occhi lucidi e l' impermeabile bagnato fradicio...
Rincasò a sera mia madre, una giornata di lavoro, un viaggio interminabile nella neve...uno sguardo alla scrivania... "Pietro, cos'hai comprato!, lo sai, non è il caso di spend..."- "Angela!"- interruppe dolcemente mio padre, "ne aveva meno di noi"...  Ora che anche la mamma era rincasata l'atmosfera si faceva rilassata, il tepore domestico contrastava il vento e la neve là fuori, Astro del Ciel suonava da un 33 giri sullo stereo..."è Natale poi" continuò guardando noi due bambini... Mia madre scrollò il capo sorridendo, mi padre accese l'ennesima sigaretta, ed io mi immaginai quell'uomo a casa, finalmente davanti al fuoco, con i suoi bimbi in attesa dell'arrivo di Gesù Bambino...
 Lele

Mi sono ricordato di questo fatto l'anno scorso nel periodo natalizio, l'ho pubblicato su Facebook come "Racconto di Natale 2011", lo ripropongo oggi, 13 dicembre, Santa Lucia.



domenica 25 novembre 2012

L'ultimo pezzo di legno... 

Tempo fa scrissi e trasformai in video un breve racconto sull' "ultima sera" a Vicosoprano prima di una partenza, cosa ho provato, cosa provo... Oggi ho lasciato Vico per l'ennesima volta dopo un weekend in compagnia di mio figlio Riccardo, cosa ho provato l'ho sperimentato nuovamente ma in casa, cosa accade dopo che l'ultima mandata della porta ha finito di echeggiare nell' ingresso?

Ecco fatto, l'ultimo pezzo di legno è stato sistemato davanti alla porta, una piccola protezione se nevica copiosamente, l'ho sempre fatto è una specie di rito, non so...
Nella stufa erano rimaste alcune braci, ho spostato le sedie e i cuscini per precauzione, di incendi ne ho fin sopra i pochi capelli rimastimi... Non mi preoccupo, il gas è chiuso e ho disarmato il contatore Enel... la porta è chiusa e barcollo giù per lo scalone con una scatola sotto ad un braccio e Riccardo che mi saltella davanti... ecco l'auto. In casa è buio, la stufa continua ad irradiare il poco calore che lo consentono due giorni di fuoco, il rubinetto, stante che ho chiuso il "generale" gocciola nel lavabo., rimane l'ultimo lontano odore del tabacco che ho bruciato nel portacenere.
Come da "pronostico" non sono ancora ad Alpepiana e Riccardo dorme già, guido piano, cerco qualcosa di fotografabile ma piove e c'è scarsa visibilità, l'idea di bagnare la Canon e gli obiettivi mi fa proseguire... Passo il ponte sull'Aveto, in casa, la mosca che ci ha "tenuto compagnia" in questo fine settimana si gusta qualche chicco di zucchero rimasto  sul tavolo, il rubinetto gocciola ancora, sempre più di rado... nella stufa le ceneri  hanno il sopravvento sulle braci, ancora un piccolo barlume dalle feritoie della serranda, la temperatura inizia a scendere...
Guido, non piove. Mi concedo una sosta alla diga ed armo la Canon con il 300mm... voglio leggere l'idrometro, non mi riesce, l'asta è sporca di fanghiglia, mi scappa una foto al campanile di Castagnola e ad un falchetto in volo fra le nubi basse... Riccardo dorme con le gambe accavallate, una posa impossibile ma lui stesso all'andata mi ha spiegato che con le "gambe lunghe" è scomodo... beata innocenza! La mosca ronza verso i vetri, verso la minima luce che filtra dalle imposte e toc!, il vetro è lì, amorfo e inesorabile. La pioggia ticchetta sulla nuova copertura, una folata di vento filtra dalla finestrella della camera da letto, producendo l'attenti di un ragno dalle lunghe zampe... La stufa è appena appena tiepida, c'è fresco oramai. Il frigorifero, spento e con le ante aperte si "riscalda" con il residuo calore dell'ambiente, il ghiaccio si stacca con rumore vitreo dalle pareti del congelatore. 
Guido, la strada del ritorno è sempre lunga, una radio locale mi passa con garbo una canzone dei Creedence Clearwater Revival, mi sovviene il Big Lebowsky, citato da Fabrizio la sera prima a cena con me e Riccardo a Cabanne... Preistoria oramai. 
Riccardo si stiracchia, siamo in galleria a Perino... "Lunga" mi dice richiudendo gli occhietti, lo accarezzo e metto la freccia per sorpassare una fumosa Opel Kadett... La turbina urla la sua rabbia, "tiro" un poco approfittando del rettilineo e in pochi istanti il sorpassato è un puntino nell'orizzonte del retrovisore...
La Multipla scivola leggera, cavalca  ponti, rasenta guard-rail, solca pozzanghere... A Vicosoprano c'è buio, in casa è notte... la mosca terrorizzata e quasi rassegnata si schianta per l'ennesima volta contro il vetro rimanendo intontita a zampe insù sul pavimento... ronza debolmente sfinita... La stufa è fredda, il rubinetto ha finito di gocciolare e il lavabo inizia ad asciugare, così come sono oramai asciutti i piatti e le tazze della colazione e i bicchieri lavati qualche ora prima. L'orologio a parete, al quale ho dimenticato di togliere le batterie continua a diffondere i sui tic-tac per la stanza... quanto durerà, quanti migliaia di secondi, di tic-tac andrà avanti prima che tutto si riduca al silenzio?
Sono a casa, sto scaricando l'auto, il camino fuma sul tetto, anche qui scappa qualche goccia, c'è vita in casa, i cani si avvicinano circospetti a salutarmi... Mi passa per la mente la casetta a Vicosoprano. 
La mosca è morta, il suo corpicino è sul pavimento, accanto ad un camioncino e ad una macchinina della polizia dimenticati da Riccardo, una scena da incidente stradale. Il freddo si è impadronito delle stanze e un po' di umido inizia a regalare quell'odore tipico delle case rimaste serrate per molto tempo. La polvere non ha mai smesso di coprire tutto ciò che ho di caro e che è rimasto lì ad aspettarmi, silenzio malinconico... tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac...

Arrivederci.

Lele

lunedì 19 novembre 2012

Compagni di Viaggio
...Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente "Sarà sempre tardi per me quando ritornerai".
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero "Ciao!"
per le scale e la luce dell'alba da fuori sembrò evaporare... (F.De Gregori).



Autunno, domenica mattina, fresco e coperto, ideale.
E' tempo che abbiamo organizzato un'uscita ciclistica, che abbiamo parlato di salite e colli, oggi Fabrizio mi ha raggiunto a Torre d'Arese ed oggi, finalmente, partiamo per una passeggiata sui Colli Banini. Qualche pedalata tranquilla, per abbandonarci inermi  allo sfogo della fatica ed annullare i pensieri...
Siamo partiti, l'aria è frizzante, l'olio canforato sulle ginocchia scoperte dà una sensazione piacevole, la brezza ci accarezza...  Si pedala, qualche parola, qualche battuta e l'asfalto scorre, la strada si confonde nella foschia, la foschia si confonde nelle nuvole e nell'orizzonte, le distanze si accorciano e diventano nulle...
Avanziamo guardinghi, scruto il modo di pedalare di Fabrizio e ne conto le battute al minuto...  mi perdo  alcune volte e  mi concentro sulla mia  pedalata... Sono troppo veloce, dovrei alzare di un rapporto per essere nella giusta media...  non faccio però  fatica e proseguo così... Le ruote scorrono strada, leggere e silenziose... solo il ronzìo della catena che scorre sulla corona e sul pignone... Pace, la mente completamente sgombra, un airone cinerino ci ignora dalla ripa di una roggia...
Non c'è agonismo nè malizia, anzi, ci si premura per stare  davanti a "tirare", a fendere l'aria per agevolare il compagno... Passiamo Magherno, e poi Villanterio, Gerenzago, Inverno, Monteleone, Terme di Miradolo... "Fabri, ci siamo, fra poco attaccheremo la Peloia", una bella salita per la vetta dei Colli... Giù due rapporti, giù tre, la salita si sente, eccome, arranco fingendo benessere, Fabrizio mi passa con uno slancio, in piedi sui pedali, io mollo e mi fermo ansante... Mi imita mosso a pietà e prendiamo fiato... La "tirata" fatta qualche chilometro prima (per "stare dietro" ad un gruppone di colleghi ben più allenati) ci ha un po' sfiancati: troppo tempo senza moto,  dovremmo andare più adagio... Riprendiamo a pedalare in salita, arranchiamo o meglio, arranco con i muscoli che "urlano" ma non mi fermo, sudo, un rivolo mi acceca un occhio... Mi sovvengono aperitivi e bevute fra amici, penso al cibo e ai chiletti che ho di troppo, un grosso topo mi attraversa la strada, lo confondo con un pollo arrosto e maledico i baccanali... Un falso piano, ci sono quasi e poi potrò tirare fiato...  eccomi al Nettare dei Santi... Mi fermo, sbanfo come una locomotiva e mi asciugo la fronte... La bicicletta muta aspetta il guerriero stanco. Guardo la picchiata che ci separa da San Colombano al Lambro, riparto e metto un rapporto alto, il Muntagnòn come dicono i vecchi leoni qui... La discesa è bella, quasi rettilinea, mi butto a spron battuto; il ciclocomputer parla chiaro: 45, 48, 51, 55, 57, 61, 65, 67... mi attacco ai freni che sibilano e che mi riportano in breve a velocità più prudenti...
San Colombano, ci concedimo una buona bevuta e quattro chiacchiere oltre che a cinque minuti di riposo... la Colata è lì che ci aspetta... E' una salita progressiva, parte abbastanza dolce, diventa impegnativa e poi molto dura, con una pendenza vicina al quindici percento... "Mantieniti sotto agli undici all'ora..." mi ammonisce Fabri.. certo, anche sotto ai dieci, ai nove... Sorrido ad un gatto a bordo strada... Pedalo, pedalo e so di non potercela fare, la strada si impenna davanti a me, i muscoli si tendono e mi sento le gambe dure come cemento armato, ho speso tutto quello che ho... Mollo.
 Cammino al fianco della mia fida due ruote, respiro, e mi godo i vigneti ormai spogli con i mille colori dell'Autunno... Fabrizio, che al posto delle gambe deve avere un motore sei cilindri, è in cima e mi aspetta scrutando anch'egli il panorama dalla "vetta"...
Belfuggito... è una cascina che si incontra scendendo verso Camporinaldo e che dà il nome ad un tratto di strada (che noi prendiamo in discesa) che presenta una pendenza con un picco massimo a quasi il venti percento... mi abbandono all' asfalto senza  pedalare... è davvero "in piedi" questa strada... supero i settanta all'ora solo con l'inerzia dei miei novanta chili, mi lacrimano gli occhi al vento gelido, la maglietta è una bandiera in balìa degli elementi... Fabrizio mi raggiunge entusiasta, siamo di nuovo in pianura. Decidiamo di "prenderla bassa", di pedalare senza sforzi o altro... il vento contro ci convince ulteriormente sulla scelta fatta... Pedaliamo, saremo a casa fra una trentina di minuti, ci concediamo a Inverno un bicchiere di un vino bianco cancerogeno, gasato con un retrogusto ributtante ma ne ridiamo senza pensieri...
La strada è piana, basta un filo di forza per muovere i pedali...In questa àtona domenica di novembre il traffico è quasi nullo, i corvi gracchiano sulla terra bruna...
Siamo a casa, mia figlia Viola ci saluta scalza dalla porta d'ingresso, mia moglie è intenta a contare i pugni di riso, Fabrizio è già in doccia... Attizzo il fuoco nel caminetto e vi butto una bella brazzà di legna piccola, subito avvolta da una fiamma allegra...
Siamo a tavola, risotto con salsiccia e zafferano, Elisabetta è davvero una strega a fare i risotti, è ottimo e ci concediamo un bel bis, gallina lessata con verdure, mostarda e senape, una bottiglia di Amarone della Valpolicella del 2008, eccellente e poi, una buona dose di relax, sorseggiando un nocino casalingo davanti al caminetto che crepita e manda un bel tepore dal vago sentore natalizio...
Questa è stata la mia prima uscita ciclistica con Fabrizio..., qualcosa in più di quaranta chilometri fra un po' di foschia, vigneti, il fresco e i suoni ovattati dell'Autunno... Sapevo fosse un appassionato di ciclismo e sapevo che avrebbe apprezzato l'itinerario che ho suggerito... E' stata una bellissima domenica, abbiamo parlato molto, ci siamo confrontati, ho scoperto altre sfaccettature del mio grande amico  e ne ho apprezzato per l'ennesima volta la presenza. Appuntamento a sabato, a Vicosoprano.
Ciao!

Lele
Questa è la mia bicicletta da corsa, una vecchietta anni'80... Qualche mese fa un amico mi invitò a riprendere la strada del ciclismo, all'inizio, vuoi gli acciacchi che mi perseguitano, vuoi la mancanza di tempo,  fui un po' restìo, poi ripensai alla mia vecchia bici, regalatami dal mio povero papà circa 25 anni fa, impolverata, ruggine, "telaio" per ragnatele in un angolo del pollaio... Mi misi all'opera e con un gran lavoro di restauro sono riuscito a renderla "nuova". 
Come da foto, se vedete sfrecciare un tricolore con "Lele Besostri 1976" sulla canna obliqua, non potete sbagliare...

martedì 6 novembre 2012

Solo me stesso.
...camminavo con passo inesorabile, calcavo polvere ed orme ormai indecifrabili, incurante, senza volgermi verso quanto percorso, con la mente offuscata dalla rabbia e da un  solo altro pensiero...
 Camminavo da ore nel giorno che moriva, verso un sole sempre più basso, verso un ponente di vette aguzze innevate, nella brezza serotina e più camminavo, più cercavo di mitigare la collera e il ricordo dei silenzi forzati...
 Avanzavo e ad ogni passo aumentavano i dubbi sulla giustezza delle mie azioni ma camminavo senza soluzione di continuità... Il sole era caduto e l'atmosfera si addolciva di suoni lontani e  di profumo di erba bagnata di rugiada... Pensai ai miei bambini, ignari, a casa che mi aspettavano e che impazienti correvano alla finestra ad ogni rumore dall'esterno... I pensieri  mi si mischiarono in un turbine di non più incorrotta decisione...
 Mi fermai davanti al tramonto, dinnanzi ad un orizzonte infinito di colori che arrivavano al nero nel quale già brillavano le stelle, ad una bellissima visione del Mondo... "La vita è una cosa meravigliosa ed è troppo breve per perdere tempo vivendo arrabbiati" dissi bisbigliando... Rimasi per molto tempo immobile e rapito davanti al giorno morente, non pensavo più a quanto accaduto, tutto mi sembrava così lieve ed insignificante, riuscii ad abbozzare un sorriso... Venne il buio, solo un lampo di rosso vergava impercettibilmente una linea remota, da lontano un cane latrava e  un campanile scoccava le ore. I rintocchi, attenuati dal vento che si era rinforzato,  sembravano sempre più lontani, i grilli cantavano alle stelle. 
Mi volsi in silenzio e accorto per non interrompere quella musica, mi volsi di nuovo verso  l’ orizzonte oramai puntinato di luci lontane e ritornai sui miei passi verso casa.

Lele 
(tratto dal mio libro inedito "Solo me stesso")

giovedì 1 novembre 2012

Solitudine
Ci son anche queste giornate
di uggiosa atmosfera bagnata di nuvole
di luce soffusa, quasi avvolgente
di pioggia e di vento
di strade senz' auto e silenzio.

Lele


Autunno 2012