Una sera di qualche anno fa
Finalmente la sera...
Giornata rovente oggi, in auto, in cantiere, caldo e sole. Un sole bianco e immenso a chiudere tutto il cielo in un turbine di aria rovente e tremolante...
E' sera, una bava di vento muove appena le foglie appassite dei pioppi qui dietro, il cielo si arrossa all' orizzonte e poi più scuro verso l'alto e un blu appena appena sbiancato da una timida luna che sorge dai rami degli alberi verso la cascina...
Sono solo, amo qualche istante di solitudine, mi appoggio al muro della rimessa, caldo dalla giornata trascorsa. Sento il silenzio degli uomini stanchi che rientrano a casa, sento le voci dei bambini che come ogni sera festeggiano l'evento. Chiudo gli occhi e mi tuffo in un sogno appena appena accennato, interrotto ogni tanto da un frullo di ali fra le foglie del pesco. Mi vedo bambino, in bicicletta con le ginocchia sbucciate, trafelato dopo una corsa su e giù per la strada per Morivione con gli amici. Sento le voci, sento i suoni e l'odore ancora oggi famigliare del ferro lavorato nella fabbrica che fu di mio padre... Mi sveglio.
Guardo lontano, un uomo avanza a piedi con un bimbo per mano, le rondini volano radenti alla terra polverosa. E' sera e il mondo si ferma stravolto dal ritmo frenetico delle giornate, il cielo è oramai da un indaco al nero e qualche stella brilla rendendo completo questo scenario di pace.
Lele
martedì 13 marzo 2012
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lunedì 5 marzo 2012
Il Cane
Un marzo di tanti anni fa, sera...
... una tersa sera, un tramonto infuocato, mille luci tremolanti all' orizzonte e una chiara atmosfera sovranaturale... ritornavo in bicicletta a Marzano da Torre d'Arese, pedalavo come un forsennato per "battere il record"... Ponte del Cavo, il "Muron", il Rossi che stà ancora arando il campo... il Cimitero, centinaia di lumini, centinaia di graniti scolpiti... Un cane nel fosso lì davanti. Morto.
Toh, l'avranno investito, povera bestia, un cagnolone beige, pelo raso, rallento, noto solo un rivolo di sangue dalla bocca, gli occhi spalancati...
Ancora qualche pedalata ed ecco casa mia... vedo la 131 del papà, è già arrivato, vedo gli amici che giocano a pallone nel cortile, mi scappa lo sguardo; un cane trotta con un pane in bocca verso il Cimitero... ci devo capire dentro qualcosa... Volto la bici e con discrezione seguo il cane... si ferma, mi fermo, scende nel fosso e seguita a trottare verso l'altro cane investito. Trattengo il fiato, so cosa succederà fra poco... Il cane deposita il pane fra le zampe del morto e inizia con il muso a spingere il compagno rigido e freddo, con insistenza, quasi con rabbia, per volerlo per forza svegliare. E continua, continua e vorrei cacciarlo per evitare a entrambi, questo momento di pena... Non si rassegna, continua con le zampe ma l'altro, inesorabilmente, continua a fissare il vuoto, con gli occhi vitrei e assenti... Riprendo a respirare, guardo verso il tramonto, guardo verso le colline... un aereo avanza brillando all' ultimo sole... "E le chiamano bestie..." mi dico con la mente ingombra dalla scena appena vista. Ritorno a casa, gli amici sono tutti in cortile... non ho voglia di giocare, non ho voglia di sorridere non ho voglia di parlare. Quella sera, la cena aveva un sapore amaro.
Lele
venerdì 24 febbraio 2012
Trapassato Remoto
Mi ricordo delle mattine in cui mio padre ci portava alla Scuola Materna a Pavia... erano mattine come queste, un pizzico di Primavera nell'aria, i passeri cinguettanti e residui di neve all' ombra delle case... Entravamo nel salone della scuola "8 Marzo" che già l'angoscia mi prendeva... "ecco, ci lascia qui, un giorno o l'altro non ci verrà più a prendere..." . Un buffetto affettuoso e subito dopo lo vedevo camminare per il vialetto in cortile verso l'automobile. A questo punto Gigi ed io andavamo alla finestra. Io di due anni più giovane ero sempre lì lì per piangere... e puntualmente iniziavo a singhiozzare quando mio fratello diceva (e lo diceva tutti i giorni): "ha messo in moto..." non sapevo cosa volesse dire esattamente , ma vedevo la Peugeot 104 blu partire e giù lacrimoni in silenzio...
Stamattina ho portato Riccardo (tre anni ad aprile) alla Scuola Materna, durante il breve tragitto in auto continuava a dire: "Papà, oggi no asilo", "stò con papà oggi"... "ma no Riccardo, adesso vedi i tuoi amici, c'è Marco, Gaia...". Lo lasciai alle maestre e senza dare troppo nell' occhio uscii... Nei pressi del cancello mi voltai e lo vidi serio, una manina appoggiata al vetro e la labbra che non lasciavano dubbi... "Papà".
Toh, sono passati ben più di trent'anni e nulla è cambiato... Mi sono rivisto bambino, un dolcissimo ritorno al passato e un dolcissimo ricordo di mio padre...
Lele
giovedì 23 febbraio 2012
L'Addio
Ed ecco, l'ora è giunta...
gli ultimi sguardi malinconi scorrono
l'orizzonte, i luoghi ritornano alla memoria,i loro segreti di pietra che
l'eternita' non potra' mai cancellare. Sogni remoti, di tempi
che non ci appartengono piu', ma cosi' vivi nel cuore.
Incombe la
partenza e l'uomo debole soffre, piange dentro ed è un pianto che deve
restare segreto.
L'uomo è succube del mondo insensibile che gira sempre
piu' velocemente verso l'infinito.
Addio serate in compagnia, addio stelle cadenti, addio...
Mi restera' di voi solo un ricordo che a sera si stringe in un nodo alla gola che toglie il respiro.
Addio amici, compagni inseparabili dell'avventura della vita...
Addio a chi ci ha lasciato presto, troppo presto e cosi' improvvisamente che non ce ne siamo ancora ben resi conto...
Addio Vico, culla della mia gioventu', riferimento per quelli che come me, al giorno d'oggi,un cuore ancora ce l'hanno.
Ritornero'...
e la vita avra' di nuovo inizio.
Lele
Queste poche righe furono il mio saluto ad un'amica un giorno di tanti anni fa nel quale forzatamente e per lungo tempo dovetti lasciare Vicosoprano. Quanti anni sono passati? Eppure ogni volta in cui devo partire, anche se non lo manifesto, soffro ed è una pena infinita.
mercoledì 22 febbraio 2012
Il Fungo
Campo Sportivo di Pescin, Vicosoprano, un tardo pomeriggio di molti anni fa.
La partita era finita, il "Cattaragna Furiosa" aveva battuto il Selva, i Prevetti stavano riordinando il bar mobile caricando il trattore con l'invenduto, la gente iniziava a spostarsi. Gruppi a piedi, automobili in manovra, , due ragazzi sudati, una sigaretta in bocca, un pacchetto di Marlboro nella manica della maglietta stavano arrotolando uno striscione manoscritto "Selva Alcoolika", apostrofati da quelli di Cattaragna, vincenti e strafottenti...
Gli amici sono già per strada, qualcuno è riuscito a trovare un passaggio, qualcuno come me si sta godendo quel momento di pace che è l'arrivo della sera...
Mi incamminai per la Strada delle Vacche, più breve della provinciale che già il Sole dava colore alle Vette più alte; scintillavano i ripetitori sul Maggiorasca, il Penna abbracciava il suo Pennino, le pietre dell'Aiona ardevano del rosso tramonto e l'Angelo del Crociglia ci annunciava, con un alito di brezza, l'arrivo del fresco... Camminavo, lo sguardo al suolo, un bastone a toccare tutto quello che incotravo ed ecco... qualcosa è biancheggiato, un passo indietro... Mi stava guardando, ne sono sicuro ed è la sensazione che ho ancora oggi quando trovo un Porcino. Sulla ripa, lì a portata di mano, un bel Porcinetto era in attesa di essere colto... Pulii accuratamento l'intorno e toc, segno di assoluta freschezza, il fungo stava fra le mie mani... un'emozione che mi hanno sempre raccontato, un emozione che finalmente stavo provando...
Continuai a camminare verso il Paese e vi arrivai in una mezz'oretta... Era sera, poca gente in giro... "Oh Paveise, te l'è truau???" mi apostrofò Giuan de Carlin (soprannominato Funsou), gli sorrisi e continuai la mia marcia trionfale verso casa... "Oh bagai cos' te g'hè lì?" un uomo mi sbarrava la strada, sorrisi anche a lui, ma mentre stavo per passargli di fianco mi sentii strappare il fungo e fermatomi, sorpreso, chiesi il perchè. "Questo fungo non è buono, venite qui da Milano, cogliete i funghi e poi state male"... "lo faccio vedere a mio papà, lui li conosce..." ..."cosa vuoi che sappia tuo papà non sa un belino di funghi..." Per inciso mio padre oltre ad essere un genio della matematica aveva una cultura generale da far impallidire e nella fattispecie non solo conosceva i funghi ma probabilmente avrebbe potuto scriverne un trattato... Altro che "non ne sa un belino"... Avevo otto o nove anni, mi venne in mente il papà, a Pavia, al lavoro, mi si riempirono gli occhi di lacrime e fuggii verso la cima del paese.
Del fungo non mi importava più niente, quell'uomo aveva dato un giudizio su mio padre senza magari neppure averlo mai visto...
Passarono gli anni, molti. Era una domenica, un tardo pomeriggio di un week-end di fine agosto... i ragazzi di Vicosoprano avevano vinto in Pescin, non so contro chi. Prima di partire per Pavia feci un salto giù al Cimitero per un saluto alla zia Giò e a tutti quelli che ho conosciuto a Vico... Scorrevo i nomi sulle lapidi ed ecco, quel viso, ma chi è? Mah!... Ecco!... "I funghi, mangiali all' Inferno..." Guardai i monti, ripensai a mio padre, sorrisi...
Lele
Campo Sportivo di Pescin, Vicosoprano, un tardo pomeriggio di molti anni fa.
La partita era finita, il "Cattaragna Furiosa" aveva battuto il Selva, i Prevetti stavano riordinando il bar mobile caricando il trattore con l'invenduto, la gente iniziava a spostarsi. Gruppi a piedi, automobili in manovra, , due ragazzi sudati, una sigaretta in bocca, un pacchetto di Marlboro nella manica della maglietta stavano arrotolando uno striscione manoscritto "Selva Alcoolika", apostrofati da quelli di Cattaragna, vincenti e strafottenti...
Gli amici sono già per strada, qualcuno è riuscito a trovare un passaggio, qualcuno come me si sta godendo quel momento di pace che è l'arrivo della sera...
Mi incamminai per la Strada delle Vacche, più breve della provinciale che già il Sole dava colore alle Vette più alte; scintillavano i ripetitori sul Maggiorasca, il Penna abbracciava il suo Pennino, le pietre dell'Aiona ardevano del rosso tramonto e l'Angelo del Crociglia ci annunciava, con un alito di brezza, l'arrivo del fresco... Camminavo, lo sguardo al suolo, un bastone a toccare tutto quello che incotravo ed ecco... qualcosa è biancheggiato, un passo indietro... Mi stava guardando, ne sono sicuro ed è la sensazione che ho ancora oggi quando trovo un Porcino. Sulla ripa, lì a portata di mano, un bel Porcinetto era in attesa di essere colto... Pulii accuratamento l'intorno e toc, segno di assoluta freschezza, il fungo stava fra le mie mani... un'emozione che mi hanno sempre raccontato, un emozione che finalmente stavo provando...
Continuai a camminare verso il Paese e vi arrivai in una mezz'oretta... Era sera, poca gente in giro... "Oh Paveise, te l'è truau???" mi apostrofò Giuan de Carlin (soprannominato Funsou), gli sorrisi e continuai la mia marcia trionfale verso casa... "Oh bagai cos' te g'hè lì?" un uomo mi sbarrava la strada, sorrisi anche a lui, ma mentre stavo per passargli di fianco mi sentii strappare il fungo e fermatomi, sorpreso, chiesi il perchè. "Questo fungo non è buono, venite qui da Milano, cogliete i funghi e poi state male"... "lo faccio vedere a mio papà, lui li conosce..." ..."cosa vuoi che sappia tuo papà non sa un belino di funghi..." Per inciso mio padre oltre ad essere un genio della matematica aveva una cultura generale da far impallidire e nella fattispecie non solo conosceva i funghi ma probabilmente avrebbe potuto scriverne un trattato... Altro che "non ne sa un belino"... Avevo otto o nove anni, mi venne in mente il papà, a Pavia, al lavoro, mi si riempirono gli occhi di lacrime e fuggii verso la cima del paese.
Del fungo non mi importava più niente, quell'uomo aveva dato un giudizio su mio padre senza magari neppure averlo mai visto...
Passarono gli anni, molti. Era una domenica, un tardo pomeriggio di un week-end di fine agosto... i ragazzi di Vicosoprano avevano vinto in Pescin, non so contro chi. Prima di partire per Pavia feci un salto giù al Cimitero per un saluto alla zia Giò e a tutti quelli che ho conosciuto a Vico... Scorrevo i nomi sulle lapidi ed ecco, quel viso, ma chi è? Mah!... Ecco!... "I funghi, mangiali all' Inferno..." Guardai i monti, ripensai a mio padre, sorrisi...
Lele
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martedì 21 febbraio 2012
Ode ai "Lavoranti Notturni" (muri a Vicosoprano)
1.Pronto il progetto per la "miraggia"
filo a piombo, "buggiò", cazzuole e una staggia
calcina, mattoni, e i chiodi (due mazzi)
"siamo in ritardo, al lavoro ragazzi!"
2.Veloci e contenti i "brai" lavoranti,
lavoran silenti, con tatto, coi guanti
costruiscono piano matton su mattone
" con garbo e silenzio, maledizione!"
3.E la gente tranquilla sta al caldo in casa
ma il sudore implacabile i lavoranti “brasa”
Il muro pian piano sale sempre più sù
"serve calcina e mattoni, di più"
4.Una carretta vien giù dal "Regaggio",
guidata da un tizio al minimo ingaggio
Porta le pietre e di calce (tre secchi)
"domani mattina... quali battibecchi!"
5.Automobili in piazza da "Santo" in manovra
Ed i lavoranti come una piovra
Muovon quadrelli, cazzuole e carretta
"fate presto bagai, scappiamo, di fretta!"
6.Stanchi e felici per il bel lavoro,
orgogliosi "da medaglia d'oro"
Sgombrano il campo e sporchi di calce
"vedremo domani la gente...che facce!"
7.Viene il mattino e il paese si desta,
è la Domenica, il dì della festa
Non è vandalismo ma uno scherzo che pesa...
"qualcuno ha murato l' ingresso alla Chiesa!"
8.”Sacrilegio, bestemmia!” Gridano in molti.
Ci hanno trattato da stupidi e stolti
Ma un riso sommesso che vien dall' interno
"Ipocriti, falsi, giù dritti all' inferno!"
9."Io sono Gesù... il figlio di Dio,
e rido di gusto… così voglio io!
Ero stufo di gente che falsa e bigotta
della "qui" chiesa si è presa una cotta
10."I ragazzi di notte mi hanno murato
mattoni, tavelle e cemento strollato
con grand' ingegno (ringraziando i cantieri)
han lavorato da uomini fieri”
11."lontano da chi mi prega per comodo
lontano da chi mi giudica scomodo
Questa è una predica (o meglio) un sermone
ma il prossimo muro lo fate al Salone!”
12.Quasi sicuro qualcuno leggendo
mi insulterà (ma io non m’offendo)
Son solo tre rime un po’ scombinate
Per far con gli amici quattro risate!
Lele
1.Pronto il progetto per la "miraggia"
filo a piombo, "buggiò", cazzuole e una staggia
calcina, mattoni, e i chiodi (due mazzi)
"siamo in ritardo, al lavoro ragazzi!"
2.Veloci e contenti i "brai" lavoranti,
lavoran silenti, con tatto, coi guanti
costruiscono piano matton su mattone
" con garbo e silenzio, maledizione!"
3.E la gente tranquilla sta al caldo in casa
ma il sudore implacabile i lavoranti “brasa”
Il muro pian piano sale sempre più sù
"serve calcina e mattoni, di più"
4.Una carretta vien giù dal "Regaggio",
guidata da un tizio al minimo ingaggio
Porta le pietre e di calce (tre secchi)
"domani mattina... quali battibecchi!"
5.Automobili in piazza da "Santo" in manovra
Ed i lavoranti come una piovra
Muovon quadrelli, cazzuole e carretta
"fate presto bagai, scappiamo, di fretta!"
6.Stanchi e felici per il bel lavoro,
orgogliosi "da medaglia d'oro"
Sgombrano il campo e sporchi di calce
"vedremo domani la gente...che facce!"
7.Viene il mattino e il paese si desta,
è la Domenica, il dì della festa
Non è vandalismo ma uno scherzo che pesa...
"qualcuno ha murato l' ingresso alla Chiesa!"
8.”Sacrilegio, bestemmia!” Gridano in molti.
Ci hanno trattato da stupidi e stolti
Ma un riso sommesso che vien dall' interno
"Ipocriti, falsi, giù dritti all' inferno!"
9."Io sono Gesù... il figlio di Dio,
e rido di gusto… così voglio io!
Ero stufo di gente che falsa e bigotta
della "qui" chiesa si è presa una cotta
10."I ragazzi di notte mi hanno murato
mattoni, tavelle e cemento strollato
con grand' ingegno (ringraziando i cantieri)
han lavorato da uomini fieri”
11."lontano da chi mi prega per comodo
lontano da chi mi giudica scomodo
Questa è una predica (o meglio) un sermone
ma il prossimo muro lo fate al Salone!”
12.Quasi sicuro qualcuno leggendo
mi insulterà (ma io non m’offendo)
Son solo tre rime un po’ scombinate
Per far con gli amici quattro risate!
Lele
Vicosoprano
1.Vado a Vico lassù in cima
Che il Salone già m’ aspetta
Non a Rezzo non a Santo
Né a Torrini né a Pievetta!
2.Non mi reputo un poeta
Quasi “Orso” un po’ artista
Ma vi dico senza errore
A Cabanne? Brutta Vista!
3.Ed a Torrio, sul Crociglia
Festa al Monte e belle genti
Ma a guardar con attenzione
Troppe frane e smottamenti
4.Poi salendo per Magnasco
Sempre in basso, ma che noia!
Arrivato a Montegrosso
Quattro case senza gioia
5.C’è la Villa ma che posto!
Niente donne e quattro gatti
Trebbian grano, brutte ferie!
Questi sembran tutti matti
6.Stò passando ad Allegrezze
troppo tempo è ormai passato
Poca gente una chiesetta
Che paese sfortunato!
7.Passo il ponte sul Torrente
Sono quasi ad Alpepiana
C’è nessuno da Lagin?
“Chiuso da una settimana”
8.Ed in men che non si dica
Ecco qui Vicomezzano
C’è la posta, un osteria
e qualche taxi da Milano
9.Poi più niente viene il vuoto
Sento come un canticchiare
Ma ecco giro in Campolungo
E sto quasi per vedere…
10.Il Paradiso, così è fatto!
Già mi sembra di volare
Vicosoprano!, quello vero!
Gli altri? Da dimenticare.
Lele
1.Vado a Vico lassù in cima
Che il Salone già m’ aspetta
Non a Rezzo non a Santo
Né a Torrini né a Pievetta!
2.Non mi reputo un poeta
Quasi “Orso” un po’ artista
Ma vi dico senza errore
A Cabanne? Brutta Vista!
3.Ed a Torrio, sul Crociglia
Festa al Monte e belle genti
Ma a guardar con attenzione
Troppe frane e smottamenti
4.Poi salendo per Magnasco
Sempre in basso, ma che noia!
Arrivato a Montegrosso
Quattro case senza gioia
5.C’è la Villa ma che posto!
Niente donne e quattro gatti
Trebbian grano, brutte ferie!
Questi sembran tutti matti
6.Stò passando ad Allegrezze
troppo tempo è ormai passato
Poca gente una chiesetta
Che paese sfortunato!
7.Passo il ponte sul Torrente
Sono quasi ad Alpepiana
C’è nessuno da Lagin?
“Chiuso da una settimana”
8.Ed in men che non si dica
Ecco qui Vicomezzano
C’è la posta, un osteria
e qualche taxi da Milano
9.Poi più niente viene il vuoto
Sento come un canticchiare
Ma ecco giro in Campolungo
E sto quasi per vedere…
10.Il Paradiso, così è fatto!
Già mi sembra di volare
Vicosoprano!, quello vero!
Gli altri? Da dimenticare.
Lele
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